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Gli obblighi comunicativi della P.A. nei procedimenti amministrativi

Anche la P.a nei procedimenti amministrativi è tenuta all’osservanza di obblighi: infatti, nei procedimenti ad istanza di parte, «prima della formale adozione di un provvedimento negativo» essa è tenuta fornire tempestiva comunicazione «agli istanti dei motivi che ostano all’accoglimento della domanda».

Il provvedimento finale adottato non è viziato nel caso in cui, in presenza di attività vincolata, l’amministrazione abbia adeguatamente dimostrato che «il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato».

LA P.A. E GLI OBBLIGHI COMUNICATIVI SECONDO IL CONSIGLIO DI STATO

La Sesta Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 4545 del 28 ottobre 2016 ha affrontato il delicato tema della «violazione delle regole procedimentali» di cui all’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990.

Nel caso esaminato, l’appellante non è stato messo in condizione di conoscere, in via procedimentale, le ragioni ostative all’accoglimento della sua domanda.

Ciò in quanto la P.a. non ha dimostrato che la mancata formale adozione del c.d. preavviso di rigetto «sia stata ininfluente ai fini della definizione dell’assetto sostanziale degli interessi di cui alla determinazione finale adottata».

L’instaurazione del contradditorio procedimentale, avrebbe potuto chiarire maggiormente gli aspetti non chiari e le incertezze istruttorie della vicenda.

In particolare, la possibilità di un più agevole accesso al fatto e alla documentazione già nella fase procedimentale, avrebbe consentito con un’evidente finalità di deflazione del contenzioso.

LA GARANZIA DEGLI OBBLIGHI COMUNICATIVI DELLA P.A.

L’art 10 bis della legge n. 241/1990 costituisce norma di garanzia partecipativa.

Essa ha la finalità, di permettere gli apporti collaborativi degli interessati, allo scopo di consentire loro di chiarire, tutte le circostanze ritenute utili alla definizione della vicenda (cfr. ex multis T.A.R. Venezia (Veneto), sez. I, 18 aprile 2016 n. 403).

Da un lato, essa impone l’indicazione di tutti i profili motivazionali che dovrebbero supportare il provvedimento finale negativo.

Ciò al fine di consentire all’stante la presentazione delle osservazioni e dei documenti inerenti agli aspetti ritenuti ostativi.

Dall’altro lato, stabilisce l’obbligo della P.a. «di esaminare le osservazioni presentate dal privato, esplicitando, con un adeguato impianto motivazionale, le ragioni per le quali le medesime osservazioni non risultino idonee a modificare l’orientamento negativo assunto» (cfr. T.A.R. Cagliari (Sardegna), sez. I, 16 dicembre 2015 n. 1199).

La ratio dell’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990 è quella di consentire una migliore definizione dell’interesse pubblico concreto che l’amministrazione stessa deve geneticamente perseguire.

La prescritta partecipazione svolge, pertanto, una funzione difensiva e collaborativa.

Difatti i privati hanno la facoltà di formulare osservazioni scritte, del cui mancato accoglimento deve essere data ragione nel provvedimento finale.

L’osservanza degli obblighi posti dall’art. 10 bis potrebbe assolvere anche ad una importante finalità deflattiva del contenzioso.

Tali finalità sono preordinate a rendere effettivi i principi di trasparenza e di buona amministrazione di cui all’art. 97 Cost.

Iacopo Correa

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