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Grano duro dall’India contenente piombo: import bloccato se i controlli non rispettano i parametri UE

Grano duro dall’India contenente piombo: import bloccato se i controlli non rispettano i parametri UE

Come emergeva da un dossier della Coldiretti dello scorso anno, l’insufficiente remunerazione, nonché l’aumento dei prezzi di produzione per gli agricoltori, avrebbero presto portato ad una concreta ed effettiva impossibilità di seminare con la consequenziale ‘delocalizzazione’ degli acquisti di una serie di prodotti, su tutti il grano.

La sentenza n. 4463 – depositata il 25 ottobre 2016 dalla III sez. del Consiglio di Statoche blocca l’import di grano duro dall’India perché contaminato da piombo, (sebbene dichiari illegittimo il provvedimento di non ammissione del Ministero della Salute) offre spunti che portano a riflettere sulla necessità di investimento e riduzione dei costi del mercato interno di determinati prodotti, onde evitare di affidarsi a prodotti esteri di dubbia qualità, la cui importazione nei confini nazionali collide con i severi controlli prescritti dall’UE.

Il Caso. Brundu S.r.l., celebre pastificio sardo con sede nel sassarese, lo scorso 2 marzo 2015, vede disposta dal Ministero della Salute-USMAF di Cagliari, la non ammissione all’importazione dall’India di un quantitativo di grano duro – così presentato, “di alta qualità” – pari a 467.820 Kg poiché contenente un quantitativo di piombo, che, a seguito dei dovuti controlli, risultava superiore a quello consentita dalle norme vigenti.

Il Tribunale di prima istanza (T.A.R. Sardegna), riconosceva la fondatezza del provvedimento del Ministero della Salute, costringendo la Brundu a proporre appello.

Il Consiglio di Stato, ha così ribaltato la decisione del giudice di primo grado, ritenendo che le verifiche effettuate non rispettassero le modalità di campionatura e analisi previste dal Regolamento Comunitario n.836 del 2011 che ha apportato rilevanti modifiche al precedente Regolamento CE n. 333 del 2007 relativo ai “metodi di campionamento e di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di piombo, cadmio, mercurio, stagno inorganico, 3.MCPD e benzo(a)pirene nei prodotti alimentari”.

La pronuncia. All’amministrazione incaricata, viene contestato di aver svolto i dovuti controlli sulla base della normativa errata, ovvero il Regolamento CE n.401 del 2006, che riguarda i controlli dei tenori di microtossine nei prodotti alimentari, quindi di contenuto più generico e del tutto estraneo rispetto alla normativa di riferimento  ed ai controlli da effettuarsi per il caso di specie: “emerge, infatti, dalla lettura piana delle suindicate norme europee, le procedure di campionamento e di analisi per il controllo delle micotossine e dei metalli pesanti risultano nettamente distinte, quanto al perimetro applicativo, del tutto autonome, non sovrapponibili e intese a tutelare interessi pubblici chiaramente eterogenei tra di loro.”

Alla base dell’inammissibilità del provvedimento del Ministero della Salute, sta dunque, non tanto la veridicità del contenuto, quanto più l’errata scelta del metodo di campionamento del prodotto importato che esula dalla discrezionalità dell’Amministrazione. In altri termini, l’amministrazione preposta ai controlli, non ha discrezionalità nel modus operandi che le è prescritto in forma stringente e chiara dalla normativa comunitaria del 2011.

Non solo. Il Regolamento CE 836/2011 prescrive diverse possibili modalità di prelievo, nonché dà l’opportunità di derogarvi “qualora le modalità prescritte siano concretamente impraticabili o comportino danni economici alla partita sottoposta a campionamento, oppure, nella fase di distribuzione al dettaglio” cosa che – sottolinea il Tribunale Amministrativo d’Appello – non risulta nel caso di specie, per via della mancata allegazione da parte del Ministero, della prova dell’eventuale motivo ostativo.

Nonostante il Consiglio di Stato abbia inteso riformare la sentenza del T.A.R. Sardegna dichiarando illegittimo il provvedimento del Ministero di non ammissione della partita di grano proveniente dall’India, ha comunque tenuto a sottolineare come: “l’accertata illegittimità, poi, non incide sulla efficacia delle misure cautelari adottate dall’amministrazione, dirette a sospendere la messa in commercio dei prodotti, sino al completamento delle necessarie verifiche sanitarie” mantenendo, di fatto, bloccato il carico di grano indiano ‘contaminato’.

Francesco Donnici

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