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Gratuito patrocinio, vale il reddito del nucleo familiare di fatto

Gratuito patrocinio, vale il reddito del nucleo familiare di fatto.

Si suole dire, che la famiglia sia quella che si chiude all’interno della porta di casa, ed in effetti, sembrerebbe così…

Gratuito patrocinio, la “famiglia anagrafica”.

In Italia, il Regolamento di attuazione della legge n. 1228/54, approvato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 223/89, definisce il concetto di «famiglia anagrafica» quale formazione costituita da persone che coabitino e sono legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela ed anche solo da «vincoli affettivi».

Ma se è vero che tutto ciò che è oltre la porta non è “famiglia”, come si può cumulare il reddito di chi sta fuori e chi sta dentro?

Chiunque conosca l’istituto del Patrocinio a spese dello Stato, sa che il reddito da tenere in conto per potervi accedere è il reddito imponibile dell’intero nucleo familiare. Cosa succede dunque, se a voler accedere al beneficio è un soggetto che, anagraficamente fa parte di una determinata famiglia, ma in realtà è un senza fissa dimora?

A rispondere è la Corte di Cassazione Penale, con la sentenza n. 45511/2016.

Gratuito patrocinio, la vicenda.

Avverso il provvedimento di revoca dell’ ammissione al patrocinio a spese dello Stato, già disposta in suo favore, S. presentava ricorso per cassazione, lamentando che, erroneamente sarebbe stata disposta la revoca del beneficio, computando i redditi della sua famiglia anagrafica, laddove, sin dalla richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, egli aveva precisato di essere soggetto senza fissa dimora.

Per la Corte il ricorso è fondato. La revoca del beneficio, infatti, era stata disposta sulla mera base della segnalazione dell’Ufficio Finanziario, che aveva rilevato, per l’annualità di riferimento, “la sussistenza di un reddito per la famiglia anagrafica dell’indagato superiore ai limiti di legge”.

Ciò che il ricorrente lamenta – e che è stato accertato dalla Corte – è l’erroneità del presupposto su cui era stato ipotizzato il cumulo, ovvero la convivenza, stante il fatto che, lo stesso, già nell’autocertificazione posta a fondamento della richiesta originaria, aveva specificato di essere soggetto “senza fissa dimora”, come tra l’altro risultava, dalla sua registrazione anagrafica presso la Casa comunale; e di percepire saltuariamente un contributo di € 400,00 dalla madre.

Gratuito patrocinio: convivenza e legami di mutua assistenza.

Ebbene, secondo i Giudici, “tali circostanze di fatto implicano che, in assenza di successivi specifici accertamenti di segno contrario che ne dimostrino la falsità, non possa essere inclusa nella redditualità complessiva del S. la contribuzione di soggetti coabitanti con lo stesso solo formalmente ed anagraficamente.”

famiglia
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Secondo il disposto e la ratio dell’ art. 76 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 non basterebbe, per la Corte, la formale ed anagrafica situazione di convivenza o di mera coabitazione – se essa non corrisponde a quella effettiva nei frattempo sopravvenuta – per cumulare i redditi dei soggetti coabitanti o conviventi e dell’istante.

Non essendo, dunque, stata verificata la realtà fattuale, in ordine alla convivenza da cui derivano legami di mutua assistenza, la Corte ha ritenuto la motivazione del provvedimento impugnato, carente e puramente formale, fondata sul dato, a sua volta formale, dell’Agenzia delle Entrate.

Pertanto, dopo aver ribadito i precedenti orientamenti in merito, la conclusione: “nel valutare il reddito familiare complessivo, occorre fare riferimento non tanto alla famiglia anagrafica, quanto al nucleo familiare di fatto, ovvero a quei legami di stabile convivenza da cui deriva una situazione di mutua e non episodica assistenza”.

E del resto, cosa è la famiglia se non questo?

Iolanda Giannola

 

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