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Guerra fra ex in tribunale: l’amante del marito diventa avvocato della ex moglie

Il vecchio, spietato, adagio vuole che la vendetta debba essersi un un piatto da servirsi  freddo. E di straordinaria freddezza è il colpo che l’ex moglie ha riservato al suo ex marito fedifrago, nominando, quale avvocato di fiducia nella causa di divorzio, l’ex amante di lui.

“Il triangolo no!”, deve aver sospirato il malcapitato. Ma se Renato Zero infine lo accetta (“la geometria non è un reato… il triangolo lo rifarei”), l’ex marito, nonché  ex amante, ha deciso di reagire: se la situazione poteva inizialmente sembrare insolita ma in fin dei conti legittima,   la vicenda ha preso una brutta piega quando l’avvocato ha alzato il tiro esponendo fatti poco attinenti al processo di cui poteva avere conoscenza solo grazie al rapporto confidenziale i due avevano vissuto.

Guerra fra ex: l’esposto nei confronti dell’amante avvocato, la querela per diffamazione

Per tutelarsi, dunque l’uomo ha  presentato un esposto al Consiglio dell’ordine degli Avvocati .

La spregiudicata avvocatessa, per parte sua, ha deciso di contrattaccare con presentando una bella querela per diffamazione, riuscendo a far condannare l’ex amante per diffamazione. Il giudice ha infatti reputato che egli avesse ingiustamente  posto in dubbio l’onestà personale e professionale dell’avvocato. Nella causa non era emerso che l’accusa effettuata con l’esposto rispondesse al vero. Infatti l’avvocato aveva difeso anni prima l’uomo, ma in un procedimento non attinente con la causa di divorzio in cui difendeva la moglie.

Guerra fra ex: la decisione della Cassazione

Il caso è arrivato in Cassazione. La Corte, con sentenza della quinta sezione penale, n. 40965/2017, ha assolto l’imputato dal reato di diffamazione nei confronti dell’ex amante avvocato. I giudici di legittimità, infatti, hanno ritenuto non diffamatorio l’esposto presentato al Consiglio dell’ordine degli avvocati. L’esposto ha costituito il legittimo diritto di critica esercitato dall’uomo in un ben preciso contesto. L’ex marito si era rivolto al Consiglio dell’ordine chiedendo se il comportamento dell’avvocato potesse considerarsi corretto, quindi affidando il giudizio all’organo preposto. La sentenza di condanna per diffamazione non aveva tenuto conto del diritto di critica. La Cassazione, invece, ha ritenuto sussistente tale giustificazione e, di conseguenza, ha annullato la sentenza di condanna perché il fatto non sussiste.

Livia Carnevale

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