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Immunità dalla giurisdizione: la Cassazione apre alla risarcibilità del “danno da deportazione”

La Cassazione apre alla risarcibilità del “danno da deportazione”: niente immunità dalla giurisdizione per la Germania.

La Seconda guerra mondiale ha portato con sé un tale carico di distruzione e di dolore che le ferite ancora stentano a rimarginarsi. Chi ha affrontato la tremenda esperienza della deportazione nei lager nazisti certo non potrà essere risarcito in nessun modo delle atrocità subìte. Ma a volte ottenere una pronuncia giurisdizionale che ufficialmente riconosca il danno patito può significare molto per la vittima.

Questa legittima aspirazione a veder riconosciuto un risarcimento da parte della Repubblica federale tedesca per i crimini commessi dagli uomini del Reich si è tuttavia infranta contro il principio dell’immunità degli Stati dalla giurisdizione civile straniera, diretta emanazione del principio internazionalistico per cui “par in parem non habet iurisdictionem”.

Il precedente: il caso Ferrini

La prima breccia a questo principio si deve alla tenacia del signor Luigi Ferrini, che aveva adito il giudice per ottenere il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali patiti in conseguenza della sua deportazione e sottoposizione a lavoro forzato in un campo di prigionia. Il caso si trascinò fino alla Cassazione che si pronunciò a sezioni unite sezioni unite l’11 marzo 2004, con la rivoluzionaria sentenza n. 5044. Argomentò infatti la Corte che il rispetto dei diritti inviolabili della persona umana è assurto a principio fondamentale dell’ordinamento internazionale, ridimensionando perfino la portata di princìpi della immunità statale dalla giurisdizione civile straniera. Assecondando questa lettura, l’immunità degli Stati dalla giurisdizione non può avere carattere assoluto, nel senso che essa non può invocarsi in presenza di comportamenti così gravi da configurare, in forza di norme consuetudinarie di diritto internazionale, crimini «lesivi di quei valori universali di rispetto della dignità umana che trascendono gli interessi delle singole comunità statali».

Un passo indietro : la sentenza del Tribunale internazionale dell’Aja (CIG)

L’indirizzo così inaugurato inaugurato venne tenuto fermo negli anni successivi, anche se è stato pressoché ignorato dal governo tedesco ha continuato a trincerarsi dietro il principio di immunità degli Stati, confortato anche da uno storico verdetto del 2012 del Tribunale internazionale dell’Aja in accoglimento del ricorso proposto proprio dalla Germania contro la pretesa dell’Italia di superare un principio così radicato nel diritto internazionale.

La reazione della Corte costituzionale

Ma gli ex deportati e i loro eredi non si sono arresi e hanno continuato a chiedere allo Stato italiano di condannare la Germania a risarcire di danni provocati dalla ferocia nazista. E della questione è stata investita anche la Corte Costituzionale che, con una coraggiosa sentenza (sent. n. 238/2014), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3 della legge 14 gennaio 2013, n. 5, nonché dell’art. 1 della legge 17 agosto 1957, n. 848, limitatamente all’esecuzione data all’art. 94 della Carta delle Nazioni Unite, nella parte in cui obbliga il giudice italiano ad adeguarsi alla pronuncia della Corte internazionale di giustizia (CIG) del 3 febbraio 2012, la quale gli impone di negare la propria giurisdizione in riferimento ad atti di uno Stato straniero che consistano in crimini di guerra e contro l’umanità, lesivi di diritti inviolabili della persona.

In definitiva, il giudice delle leggi ha in questo frangente ritenuto di dover dare prevalenza alla protezione dei diritti umani, avallando la compressione del tradizionale

La pronuncia a Sezioni Unite: non si applica l’immunità dalla giurisdizione

La Corte Suprema di Cassazione, con la pronuncia a Sezioni Unite n. 15812 del 2016, preso atto dell’orientamento della Consulta, ha riconosciuto al Tribunale di Bergamo il diritto di giudicare sul risarcimento del danno per la deportazione di un cittadino di Tulla, avvenuta ai tempi del nazismo.

La sentenza delle Sezioni Unite rappresenta quindi un interessante manifesto di apertura alla tutela dei diritti umani. Bisogna adesso vedere come verrà ricevuta dallo Stato tedesco. Ed è difficile credere che la partita sia chiusa.

Davide Gambetta

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