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Imposta di donazione, si paga se acquisti casa col denaro dei genitori

Il figlio che compra la casa senza dichiarare in atto che il denaro è del genitore, paga l’imposta di donazione.

Molto spesso i genitori aiutano i figli a comprare casa, mettendo a disposizione il denaro che serve per l’acquisto dell’immobile.

L’acquisto, però, viene effettuato dal figlio che diverrà proprietario del bene.

In tale ipotesi il notaio deve far dichiarare all’acquirente, nell’atto pubblico di compravendita, che il denaro utilizzato per acquistare l’immobile proviene da atto di liberalità del genitore.

Si parla, in tal caso, di “donazione indiretta”. Infatti non si ha un atto in cui il genitore dona un bene direttamente al figlio, ma è il figlio che acquista la casa con i soldi del genitore.

Imposta di donazione, il caso

Due fratelli, nel 2001, avevano ricevuto 2 miliardi e mezzo di lire dai genitori per l’acquisto di due unità immobiliari.

Nel 2007 ai due fratelli veniva notificato un accertamento dell’Agenzia delle Entrate per scostamento dal “redditometro” dell’anno 2001 relativo al reddito dichiarato e la spesa sostenuta per l’acquisto degli immobili.agenzia-entrate

I due fratelli, con istanza di autotutela, dichiaravano all’Agenzia delle Entrate di aver ricevuto il denaro per l’acquisto degli immobili dai genitori, tramite versamento su conto corrente. Giustificando, così, la provenienza del denaro.

L’Agenzia delle entrate, di conseguenza, pretendeva il pagamento dell’imposta di donazione, trattandosi di liberalità dai genitori ai figli.

I due fratelli eccepivano, allora, due motivi di ricorso:

1. la decadenza del potere di accertamento per il pagamento dell’imposta di donazione, che è quinquennale. Infatti dall’atto di acquisto nel 2001 all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate nel 2007, erano già trascorsi più di cinque anni.

2. l’inapplicabilità dell’imposta di donazione per il principio del divieto della doppia imposizione, dato che avevano già pagato l’imposta di registro.

Imposta di donazione, cosa prevede la legge

L’art. 1, comma 4-bis del d.lgs. 346 del 1990, il Testo unico sull’imposta di successioni e donazioni, prevede che «ferma restando l’applicazione dell’imposta anche alle liberalità indirette risultanti da atti soggetti a registrazione, l’imposta non si applica nei casi di donazioni o di altre liberalità collegate ad atti concernenti il trasferimento o la costituzione di diritti immobiliari ovvero il trasferimento di aziende, qualora per l’atto sia prevista l’applicazione dell’imposta di registro, in misura proporzionale, o dell’imposta sul valore aggiunto».

Ciò vuol dire che, per evitare una doppia imposizione fiscale, sia possibile dichiarare nell’atto pubblico di compravendita che il denaro per il pagamento del prezzo di acquisto è stato fornito dai genitori. In tal modo si pagherà l’imposta di registro, in alternativa all’imposta di donazione.

Imposta di donazione su liberalità indirette

L’art. 56 bis del Testo unico sull’imposta di successioni e donazioni, stabilisce una disciplina di salvaguardia dei poteri dell’amministrazione finanziaria per l’accertamento delle liberalità indirette non risultanti da atti pubblici, quindi difficili da verificare. In base a tale norma l’Agenzia delle Entrate può procedere con l’accertamento «quando l’esistenza della liberalità indiretta risulti da dichiarazioni rese dall’interessato nell’ambito di procedimenti diretti all’accertamento dei tributi». Come nel caso di procedimento per l’accertamento del redditometro.

Imposta di donazione, la decisione della Cassazione

La Corte di Cassazioncassazionee ha respinto il ricorso dei due fratelli.

Per quanto riguarda il termine di decadenza, non si deve considerare il momento dell’atto di compravendita nel 2001, perché in quell’atto i fratelli non dichiarano che i soldi provenissero da liberalità indiretta dei genitori. Ma tale dichiarazione venne resa solo in seguito all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, quindi nel 2007.

Inoltre, stabilisce la Cassazione, che la doppia imposizione fiscale può essere evitata quando il contribuente dichiari espressamente in atto la presenza di una donazione indiretta collegata al negozio di trasferimento. In tal modo l’Agenzia delle Entrate può verificare immediatamente la sussistenza dei presupposti della mancata applicazione dell’imposta sulle donazioni.

(Cassazione Civile, sezione tributaria, sentenza 24/06/2016 n. 13133)

Imposta di donazione, cosa fare per non pagarla

La decisione della Cassazione porta il contribuente a prestare maggiore attenzione al momento dell’atto pubblico di compravendita, dovendo rendere davanti al notaio esplicita dichiarazione se il denaro gli è pervenuto per liberalità del genitore. Rischiando, altrimenti, di dover pagare sia l’imposta di registro che l’imposta sulle donazioni, ai sensi dell’art. 56 bis del Testo unico sull’imposta di successioni e donazioni.

Livia Carnevale

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