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Imposte: non c’è reato se sono pagate prima della sentenza definitiva!

A differenza di quanto accedeva in passato, oggi se l’imputato accusato di aver omesso il pagamento delle imposte le paga prima dell’emanazione della sentenza, è esclusa la punibilità.

Con la sentenza n. 40314/2016 la Cassazione ha rincuorato tutti quei contribuenti soggetti a procedimenti penali aventi ad oggetto i reati tributari per omesso pagamento delle imposte: costoro, infatti, possono avvalersi della “causa di non punibilità” se saldano il pagamento dell’imposta prima che la sentenza diventi definitiva.

IL CASO:

La questione che hanno esaminato i giudici traeva origine da un procedimento penale che vedeva coinvolto un imprenditore accusato di non aver pagato l’Iva entro il termine previsto per un termine superiore a 400mila euro.

L’imprenditore, però, nelle more del giudizio aveva concluso il pagamento rateale all’agente della riscossione Iva: conseguentemente, quindi, si era trovato durante la fase d’Appello a sostenere un processo per un reato che di fatto non risultava esservi più.

Successivamente, depositava una memoria rappresentando ai giudici che aveva provveduto a saldare il suo debito e, pertanto, chiedeva l’annullamento della sentenza di secondo grado invocando una causa di non punibilità dovuta all’estinzione del debito tributario ai sensi del D.Lgs n. 158/2015.

Disciplina transitoria del D.Lgs n. 158/2015.

La normativa vigente prima del 21.10.2015 prevedeva che l’imputato che avesse pagato integralmente il tributo evaso prima dell’apertura del dibattimento aveva diritto ad una riduzione della pena trattandosi, di fatto, di un’attenuante.

Il D.Lgs n°158/2015, invece, ha introdotto a decorrere dal 22.10.2015 un regime di non punibilità per alcuni reati tributari. In particolare si è previsto che i reati omissivi (quali ad esempio omesso versamento di Iva o di ritenute) non sono punibili se prima dell’apertura del dibattimento di primo grado l’imputato provvede a pagare i debiti tributari comprensivi di sanzioni ed interessi.

Il problema, pertanto, si è posto (come nel caso in esame) per tutti quei procedimenti “transitori”: ossia quei procedimenti in cui era stata superata la fase dibattimentale ma l’imputato aveva provveduto a saldare il pagamento delle imposte evase.

In questi casi per la Corte di Cassazione non vi sono dubbi: in applicazione del principio di uguaglianza e di quello del favor rei si deve escludere la punibilità dell’imprenditore che ha provveduto a saldare il proprio debito con lo Stato maggiorato con sanzioni ed interessi.

Ciò che rileva, cronologicamente parlando secondo i giudici, è il fatto che l’adempimento sia avvenuto prima che la sentenza sia divenuta definitiva e, quindi, quando il procedimento era ancora pendente.

Tale sentenza che ha carattere prettamente transitorio si può applicare a tutti i processi già avviati alla data del 22.10.2015: in questi casi, infatti, la soluzione sarà la stessa. Se l’imputato avrà provveduto ad adempiere al pagamento delle imposte quando il procedimento era ancora pendente (e comunque prima che la sentenza sia divenuta definitiva), costui non sarà punibile in quanto non potrà rispondere di alcun reato.

Rosa d’Aniello

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