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Penalisti, il 40% dell’informazione è colpevolista: pubblicato «libro bianco» sui rapporti tra media e processo penale

     Roma, 21 nov. – Oltre il 40% dei titoli dei giornali dedicati alla cronaca giudiziaria ha un’impronta colpevolista, mentre solo circa il 4% ha un approccio garantista. Sono i dati che emergono dal libro bianco sui rapporti tra mezzi di comunicazione e processo penale, elaborato dall’Osservatorio sull’informazione giudiziaria italiana, costituito dall’Unione delle Camere penali come organismo per l’approfondimento della materia.

     Nel gennaio 2015 la Giunta dell’Unione e l’Osservatorio hanno deciso di promuovere la prima ricerca in Italia sulle modalità con le quali l’informazione sulla carta stampata si occupa sia dei temi del processo penale (cronaca giudiziaria) che della politica giudiziaria. Il lavoro, condotto per sei mesi, da gennaio a giugno 2015, è stato coordinato dal professor Michele Sapignoli, del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna che ha contribuito alla definizione delle modalità di raccolta e di analisi dei dati. Il libro, raccoglie in modo organico e innovativo dati e commenti riferibili alla prima ricerca statistica mai realizzata, in questi termini, sull’informazione giudiziaria italiana.linformazione-giudiziaria-in-italia-212x300

     Innanzitutto, gli articoli di cronaca giudiziaria ”schedati” sono stati 7373 nell’arco dei sei mesi di raccolta. Il quotidiano che ha pubblicato più articoli rilevati è stato il Corriere della Sera (8,3%). Passando ai contenuti, “l’analisi dei titoli degli articoli indica che, se il 48,9% di essi è formulato in modo neutro (e cioè senza propendere per la fondatezza o meno delle accuse oggetto d’indagine giudiziaria), ben il 40,2% dei titoli hanno una marcata impronta colpevolista e solo il 3,9% di tipo garantista o a favore dell’innocenza”.

Il dato sulla fase processuale oggetto degli articoli “è clamorosamente sbilanciato a favore della fase degli arresti (27,5%) e delle indagini preliminari (36,7%). Solo il 13% delle notizie riguarda lo svolgimento del processo vero e proprio (dibattimento)”. Quanto alle fonti delle notizie, “laddove siano desumibili ovviamente dagli articoli, la gran parte proviene dall’accusa (33%) e dalla polizia giudiziaria (27,9%). Solo il 6,8% dalla difesa” e “nell’80% dei casi degli articoli analizzati (7373) non viene dato nessuno spazio alla difesa nei brani giornalistici”.

     Il contenuto degli articoli, a prescindere dal titolo “è connotato da un’impronta colpevolista (29,2%) o comunque si limita a fornire la ricostruzione effettuata dall’accusa (32,9%), per un totale del 62,1% dei casi. Un’impronta neutra, scevra da un appoggio alle tesi dell’accusa o della difesa, è rilevabile nel 24,1% dei casi. Un taglio innocentista è rilevabile solo nel 3,2% dei casi”.cxx3q1zwgaahout

     Ancora, “nel 13,1% degli articoli compaiono anticipazioni di notizie provenienti da ambienti investigativi a sfavore dell’indagato e imputato; solo nello 0,7% dei casi sono invece a discarico”. Nei casi in cui si riportano intercettazioni telefoniche, con una certa frequenza si riporta il testo delle stesse tra virgolette anche in fase di indagine, in violazione dell’art. 114, II co. c.p.p.”. Infine, “quando si pubblicano provvedimenti favorevoli all’indagato o all’imputato spesso gli stessi vengono riportati in modo asettico e privo di ogni commento (69% dei casi) nonostante tali decisioni abbiano di fatto smentito la linea accusatoria e dimostrato l’innocenza di un cittadino”.

    (Red/AdnKronos)

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