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Iscrizione a scuola negata: la soluzione del Miur

Ha destato molto scalpore il caso del bambino di Villafranca in Lunigiana al quale era stata negata l’iscrizione alla locale scuola media per “raggiunto limite massimo di alunni per classe”. Alla fine,e dopo non poche polemiche,  il Miur ha imposto l’ammissione anche oltre i limiti numerici stabiliti per legge. Ma restano le perplessità circa pregi e difetti della normativa vigente dal 2009.

 

La vicenda

Alcuni giorni fa un nuovo caso aveva riguardato quel mondo della scuola, già provato recentemente da ben note polemiche (basti pensare soltanto al famoso e discusso “esodo” di prof in diverse parti d’Italia). L’istituto “Baracchini”, scuola media di Villafranca in Lunigiana (MS), aveva negato l’iscrizione ad un bambino di 11 anni. Motivazione? La classe da frequentare aveva già esaurito il numero massimo di alunni ammissibili. Precisamente, a seguito di un primo rifiuto solo verbale all’iscrizione opposto dal preside, e nonostante una successiva richiesta di iscrizione formalmente protocollata,è arrivata infine ai genitori una lettera dove si indicava come per la classe designata, stante anche la presenza di un alunno disabile, fosse stato già raggiunto il numero massimo di 20 iscritti.

La normativa

Il preside dell’istituto “Baracchini” richiamava nella lettera i limiti di cui al D.p.r. 81 del 2009. Nello specifico, il provvedimento indicato, che si inserisce nella più nota e complessiva “Riforma Gelmini”, fissa in 20 il numero massimo di alunni per classe in presenza di un alunno affetto da disabilità grave. In realtà la norma che dispone tale limite non è altro che una conferma di una scelta legislativa precedente e rimasta intatta Essa però ha al tempo stesso anche innalzato notevolmente i limiti di consistenza numerica in ordine alle altre ipotesi, dal limite massimo di 29 alunni per le scuole dell’infanzia, fino a 30 per le scuole superiori. L’inevitabile formazione delle “classi-pollaio” ha però suscitato reazioni da più parti .Per esempio il Codacons  nel Luglio del 2010 depositò un ricorso al fine di avviare una class-action contro la Riforma Gelmini, colpevole soprattutto di contravvenire alle norme sulla sicurezza negli edifici scolastici.

Le reazioni e l’intervento finale del Miur

A seguito del rifiuto opposto, i genitori del bambino non hanno esitato ad andare fino in fondo nella vicenda, affidandosi ad uno studio legale e preannunciando diffide, ricorsi al Tar e richieste di risarcimento danni alla scuola. Dopo un primo coinvolgimento del dirigente scolastico provinciale- il quale non poteva tuttavia elaborare un “ordine di servizio” con cui disporre l’iscrizione del bimbo- i legali hanno sottoposto il caso al competente dirigente regionale, che a sua volta ha subito interessato il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Da qui, la decisione del Ministro arrivata immediatamente il 19 Settembre, che ha permesso il giorno successivo al bambino di iniziare il suo anno scolastico al “Baracchini”.

“Una vicenda risibile”, afferma l’Avvocato Lucia Barbieri, una dei due legali che hanno assistito la famiglia di Villafranca e raggiunta telefonicamente da Masterlex.  ” Meno male che dal Miur è stata presa questa decisione, anche se per evitare ogni problema sarebbe bastato fin da subito un poco di buonsenso, come tra l’altro ha ammesso anche lo stesso dirigente regionale”. “A ciò si aggiunga un’altra circostanza- prosegue il legale- e cioè che la classe a cui doveva essere ammesso il bambino presentava già ben 23 alunni, quindi già superava il limite al riguardo previsto dal D.P. R. 81/2009, oltre al fatto che l’istituto è comunque dotato di locali nuovi, ragion per cui non si capiva la persistenza nel rifiutare l’iscrizione, se non per una questione puramente formale“.

Prospettive

Resta ovviamente la sensazione che forse, senza l’intervento degli avvocati e l’inevitabile clamore mediatico – con annessa interrogazione parlamentare – suscitato dalla vicenda, probabilmente non sarebbe arrivato un lieto fine. E’ questo un segno della debolezza della attuale normativa scolastica? “A mio avviso in questa vicenda non è tanto in discussione il contenuto di tali norme– risponde l’avvocato Barbieri ai nostri microfoni- forse per certi aspetti la reazione del preside è anche comprensibile ,dato che è stata data comunque applicazione alla legge. La vera debolezza forse è nel fatto di non aver usato una certa dose di flessibilità, avuto riguardo al caso concreto nell’applicazione di una normativa” .

Una mancata flessibilità che infatti si è riversata purtroppo sullo stesso bambino, passato dalla tristezza per non poter iniziare l’anno scolastico (trattandosi tra l’altro anche di scuola dell’obbligo) all’enorme felicità per la soluzione del caso. Una risposta potrebbe arrivare dalle novità della recente riforma “della Buona Scuola”, dove tra i vari poteri attribuiti al preside vi ricorre proprio quello di poter ridurre o aumentare il numero di alunni per classe. “Probabilmente, con gli attuali limiti numerici fissati dalla Riforma Gelmini non potrà prescindersi in ogni caso dalla disponibilità di nuove ed ulteriori strutture scolastiche“, conclude l’Avvocato Barbieri.

Antonio Cimminiello

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