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Iscrizione Sezione speciale Avvocati Stabiliti, la Cassazione si esprime ancora

Iscrizione Sezione speciale Avvocati Stabiliti, la Cassazione si esprime ancora.

Iscrizione Sezione speciale Avvocati Stabiliti, la vicenda.

Nel 2012, X veniva iscritto alla Sezione speciale degli Avvocati Stabiliti del COA di Pescara, in virtù del titolo di Avocat conseguito in Romania. Successivamente, il COA disponeva la cancellazione dal suddetto elenco, in quanto dalla verifica del titolo, – avviata a seguito di nota del Ministero della giustizia della Romania – cui seguiva l’apertura di procedimento di cancellazione, il COA rilevava che X aveva chiesto l’iscrizione all’elenco speciale in quanto iscritto alla Uniunea Nationala a Barourilor din Romania, della struttura Pompiliu Bota Ordine Costituzional, Struttura Bota e quindi, in base a un titolo rilasciato da un organo che, alla luce delle informazioni fornite dal Ministero della giustizia della Romania, della circolare del CNF concernente la iscrizione degli avvocati provenienti dalla Romania e della nota del Ministero della giustizia italiano del settembre 2013, non poteva ritenersi abilitato al rilascio del titolo di Avocat.

Il ricorso al CNF e la decisione.

Avverso tale decisione, X proponeva ricorso al CNF che riteneva corretta la decisione del COA, in quanto, secondo il sistema di cooperazione tra autorità degli stati membri dell’Unione europea denominato IMI (Internai Market Information System) – il cui utilizzo è divenuto obbligatorio in materia – l’unico organismo romeno abilitato a rilasciare titoli riconoscibili in ambito europeo sarebbe la UNBR (Uniunea Nationala a Barourilor din Romania Baroul Bucaresti). Tale accertamento, fatto dal Ministero della giustizia, doveva ritenersi vincolante, in quanto le informazioni provenienti dall’autorità competente della Romania nell’ambito del sistema IMI rivestono carattere ufficiale.

I motivi del ricorso per cassazione.

Avverso questa sentenza X ha proposto ricorso sulla base di tre motivi.

Circa la doglianza relativa alla paventata irritualità delle notifiche del procedimento conclusosi con la cancellazione, effettuate mezzo pec, per la Corte di Cassazione la censura non appare idonea a sostenere la illegittimità del procedimento svoltosi dinnanzi al CNF, non essendo stati dedotti i pregiudizi subiti.

Ugualmente infondato il secondo motivo con il quale il ricorrente deduce eccesso di potere, risultando il provvedimento di cancellazione rispondente, piuttosto, all’esigenza di limitare le iscrizioni che non alla effettiva verifica della idoneità del titolo di iscrizione. Aggiunge che la UNBR BOTA è legittimata nell’ordinamento romeno a rilasciare titoli abilitanti all’esercizio della professione di Avocat e che la valutazione è stata dalle autorità italiane richiesta alla associazione tradizionale, del tutto non legittimata ad attestare la legittimità o no dell’associazione UNBR BOTA.

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Iscrizione Sezione speciale Avvocati Stabiliti, possesso di titolo idoneo.

I giudici di legittimità, dopo aver sintetizzato la disciplina e il procedimento di “stabilimento/integrazione” e aver ricordato i recenti orientamenti a Sezioni Unite , affrontano il caso di specie.

Per la Corte nella situazione del ricorrente, iscrittosi presso la sezione speciale degli Avvocati stabiliti del COA di Pescara, ciò che viene in rilievo è la verifica della sussistenza, non dei requisiti ulteriori previsti dalla normativa nazionale per la iscrizione nell’albo degli avvocati, ma proprio il possesso del titolo idoneo rilasciato da un’autorità di uno Stato membro che a tanto sia abilitata.

Il CNF, sulla base della documentazione acquisita, e in particolare della nota del Ministero della giustizia italiano che ha svolto i relativi accertamenti attraverso il sistema di cooperazione tra autorità degli Stati membri dell’Unione europea denominato IMI, ha ritenuto che il titolo esibito dal ricorrente ai fini della iscrizione in Italia non fosse stato rilasciato dall’organismo competente.

Secondo la Corte, le obiezioni svolte dal ricorrente si risolverebbero nella deduzione di un vizio di motivazione in ordine all’accertamento di fatto della sussistenza di un titolo idoneo ai fini della iscrizione. E in questa prospettiva, la censura si rivelerebbe anche inammissibile.

Inammissibile la censura in ordine al vizio di motivazione.

La riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ. deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. Orbene, dalle argomentazioni svolte dal ricorrente, emerge con chiarezza  che non è questa anomalia motivazionale ad essere denunciata, in quanto oggetto di denuncia è o un erroneo apprezzamento delle risultanze istruttorie, ovvero il travisamento di fatti che, comunque, sono stati esaminati dal CNF nella decisione impugnata.”

Inammissibile il terzo motivo, violazione dell’art. 3 Cost.

Inammissibile il terzo motivo: il ricorrente deduce eccesso di potere per disparità di trattamento, ritenendo che la sentenza sia viziata da violazione dell’art. 3 Cost, sulla base del rilievo che altri Ordini degli avvocati in Italia avrebbero ritenuto idoneo, ai fini della iscrizione nella sezione speciale degli avvocati stabiliti, il titolo rilasciato dall’organismo in questione. Ebbene, secondo la Corte trova applicazione il principio per cui «la violazione delle norme costituzionali non può essere prospettata direttamente col motivo di ricorso per cassazione ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., in quanto il contrasto tra la decisione impugnata e i parametri costituzionali, realizzandosi sempre per il tramite dell’applicazione di una norma di legge, deve essere portato ad emersione mediante l’eccezione di illegittimità costituzionale della norma applicata”.

Nessuna questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE.

La Cassazione esclude, inoltre, la necessità di proporre questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, in ordine alla interpretazione della normativa comunitaria concernente l’Interna Market Information System, in quanto il CNF non ha posto in discussione la operatività delle disposizioni comunitarie, ma si è limitato a ritenere che il titolo esibito non fosse stato rilasciato da un’autorità a tanto abilitata, sulla base, tra l’altro, di informazioni acquisite dal Ministero della giustizia nazionale attraverso l’Internai Market Information System. Non si tratterebbe, insomma, di una questione di interpretazione della normativa comunitaria concernente il predetto sistema di collaborazione tra Stati membri, ma unicamente del rilievo che, sul piano probatorio, assumono le informazioni, concernenti la provenienza del titolo abilitante all’esercizio della professione, da un organismo effettivamente abilitato, nel proprio ordinamento, a rilasciare quel titolo.

Per un maggior approfondimento si rinvia alla sentenza, Cass. Civ. Sez. Unite n. 22393/2016.

Iolanda Giannola

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