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IVA pagata all’estero, entro il 30 settembre l’istanza di rimborso

È Il 30 settembre 2016 il termine entro il quale è possibile presentare l’istanza telematica di rimborso per tutti i soggetti che esercitano in Italia attività di impresa, arti e professioni e che, avendo effettuato acquisti nel corso del 2015 da fornitori residenti in altro Stato membro hanno pagato l’IVA fuori dal nostro Paese.

Perfettamente in linea con quando stabilito dall’art. 15 della direttiva comunitaria n. 2008/9, la medesima scadenza è prevista per i soggetti UE che hanno effettuato operazioni in Italia, assolvendo qui l’Imposta sul valore aggiunto.

L’istanza di rimborso, che può essere presentata esclusivamente in via telematica sia direttamente dal soggetto richiedente o per il tramite di intermediari abilitati (Dottori Commercialisti e altri soggetti aventi i requisiti previsti dall’Agenzia delle Entrate), deve riferirsi ad un periodo di tempo non superiore ad un anno e non inferiore a tre mesi, salvo che, l’azienda in questione, non abbia esercitato l’attività commerciale per frazioni di tempo inferiori ai tre mesi nel periodo di imposta di riferimento (2015 ndr) per motivi riconducibili, per es. alla intervenuta denuncia di inizio/cessazione dell’attività.

A scanso di equivoci, è bene precisare che il rimborso non è ammesso nel caso di soggetti italiani che abbiano effettuato esclusivamente operazioni esenti, non soggette o per le quali non è possibile, in base alle regole proprie del nostro sistema tributario, esercitare il diritto di detrazione (basti pensare all’acquisto di beni e servizi non inerenti all’attività svolta). Dal punto di vista soggettivo precisiamo inoltre che non sono ammessi al rimborso, e dunque non possono presentare la relativa istanza, tutti quei soggetti che operano fuori dal campo di applicazione dell’imposta come, per es. i “contribuenti minimi” o i produttori agricoli operanti nel regime speciale. Sono altresì esclusi dal rimborso, in applicazione dell’art. 3 della direttiva 2008/9, i soggetti che hanno avuto nello stato UE del rimborso una “stabile organizzazione” dalla quale siano state effettuate operazioni commerciali. Nella situazione inversa, ossia quella del soggetto residente in altro Stato UE che abbia una “stabile organizzazione” in Italia, ai fini dell’esclusione dal rimborso, non è necessario il verificarsi del requisito del coinvolgimento di una stabile organizzazione in operazioni commerciali.

Dal punto di vista oggettivo invece, l’imposta non è rimborsabile quando risulta fatturata indebitamente o se relativa ad operazioni esenti in senso comunitario (vedi direttiva 2006/112 art. 138 e 146 part. 1 lett. B). Il altre parole, è possibile chiedere il rimborso solo se i beni ed i servizi oggetto degli scambi sono impiegati in operazioni che danno diritto alla detrazione. Non sono ammissibili rimborsi di imposta relativa a beni o servizi per i quali vige, nello stato del rimborso, l’indetraibilità oggettiva dell’IVA (per es. in Italia le spese per il trasporto di persone).

Infine, per il rimborso dell’IVA italiana a soggetti stabiliti in un Paese extracomunitario occorre fare una distinzione tra i Paesi con i quali si applica la condizione di reciprocità e gli altri paesi. Vige infatti, ai sensi dell’art. 38-ter del Dpr 633/72, per gli acquisti effettuati in Svizzera, Israele e Norvegia il c.d. “rimborso diretto”. I soggetti extracomunitari che non sono, invece, stabiliti in uno di questi tre paesi, per esercitare il diritto dell’imposta assolta in Italia devono prima nominare un “rappresentante fiscale” e sarà poi quest’ultimo a richiedere il rimborso, successivamente alla presentazione della dichiarazione annuale iva, utilizzando il modello IVA 79 che può essere redatto, alternativamente, in lingua italiana o in Inglese.

Antonio Salvatore Piro

 

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