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Jobs Act: da novembre bonus fino a 5 mila euro per chi trova lavoro ai disoccupati

Il Jobs Act, che sta per ‘Jumpstart Our Business Startups Act’, è una legge che apporta modifiche nel mondo del lavoro tramite decreti attuativi. Le riforme previste hanno coinvolto e coinvolgono diversi aspetti come le pensioni, il welfare, gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e trattamento di disoccupazione) e il lavoro. I nuovi contratti prevedono importanti cambiamenti nell’ambito del licenziamento, nell’applicazione dei contratti di solidarietà e a volte portano anche al demansionamento dei dipendenti.

Compreso il significato del concetto di Jobs Act, che trova le sue radici nella legge statunitense, promulgata nel 2012 da Obama a favore delle piccole imprese, vi delineiamo le ultime notizie in merito.

Job Acts 2016: quanto vale un disoccupato?

Venerdì 20 febbraio 2015 il Consiglio dei ministri aveva approvato i primi due decreti attuativi del Jobs Act, ora, nel 2016, siamo entrati nella sua seconda fase. Infatti, da novembre sono previsti incentivi fino a cinquemila euro per le agenzie che ricollocano chi è disoccupato.

Una vera e propria rivoluzione in ambito lavorativo che coinvolgerà le agenzie di ricollocamento. I bonus non sono destinati ai dipendenti, ma alle agenzie che risulteranno così più incentivate e motivate a svolgere il proprio ruolo. I compensi che riceveranno varieranno a seconda dell’utente.

A decidere quanto ‘vale’ un disoccupato c’è un algoritmo che in base a determinati parametri: età, sesso, luogo di residenza, titolo di studio, esperienze lavorative e durata della disoccupazione individuerà il ‘prezzo’. Il presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, Maurizio Del Conte, spiega che dietro questi calcoli non c’è nessun giudizio di merito o di demerito, semplicemente, attraverso dati e attraverso un calcolo statistico, si vuole giungere ad un ragionamento di buon senso.

Jobs Act: esempi pratici della nuova fase

La fase uno della riforma del lavoro relativa agli sconti sui contributi per le nuove assunzioni è alle sue ultime battute e ora ci troviamo in nuova fase, dove si da nuovo ‘lustro’ alle agenzie di collocamento. Probabilmente, si tratta di incentivi nati da un duplice motivo. Da un lato si vuole smussare il generale scetticismo nazional popolare sui centri dell’impiego, che spesso non vengono nemmeno più considerati dai giovani (da qui anche il progetto di Garanzia Giovani). Dall’altro si vuole incentivare gli stessi centri e uffici a dare quel ‘quid’ in più che gli utenti finali ovviamente cercano.

Vediamo insieme alcuni esempi. Il disoccupato del Sud vale di più rispetto a quello del Nord, perché nel meridione è ormai noto che è più difficile trovare lavoro. Per quanto riguarda il titolo di studio, più è alto (laurea o master) e più basso sarà il bonus spettante all’ufficio di collocamento. Anche l’età sarà un fattore determinante per la valutazione del compenso, in quanto per un disoccupato con età avanzata trovare lavoro è più complicato.

Se da un lato il disoccupato viene ridotto ad un prezzo, alla stregua di una mercificazione, dall’altra c’è la speranza che il tutto possa servire ad una concreta opportunità di lavoro. Solo il tempo farà capire se tale rivoluzione e speranza porterà effettivamente ad un positivo cambiamento.

Lucia Picardo

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