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La compensazione: interessanti novità dalla Cassazione

La compensazione: interessanti novità dalla Cassazione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 23225 del 2016) ha gettato una luce nuova sull’istituto della compensazione di crediti, da sempre tema assai discusso in giurisprudenza e dottrina. È necessario premettere che per “compensazione”, basilarmente, si intende un meccanismo di estinzione del credito: se un soggetto vanta un credito nei confronti di un altro, ma, al contempo, è anche debitore di quest’ultimo, i due rapporti si sovrappongono. In questo caso, il credito si riduce matematicamente in considerazione del debito. La compensazione opera automaticamente se entrambi i rapporti obbligatori sono liquidi, certi ed esigibili. Ma può operare, a specifiche altre condizioni, con l’ausilio del giudice.

L’ultima sentenza in tema di “compensazione”: un vademecum sui requisiti del credito

L’ultima sentenza della Suprema Corte ha confermato i tre requisiti necessari per l’automatismo: il rapporto deve essere dimostrato nella sua certezza ed il relativo credito deve essere determinato nella sua quantità e non sottoposto a condizioni o vincoli. In tal caso il giudice può dichiarare la compensazione anche liberamente d’ufficio, respingendo l’eventuale domanda giudiziale proposta a richiesta della prestazione di pagamento. Se il controcredito non compensa integralmente, la domanda sarà accolta per il residuo. Il meccanismo non opera in automatico se il credito non è ancora “liquido” cioè non ne è determinata l’entità: ma il giudice potrà provvedere personalmente d’ufficio alla liquidazione, se questa richiede unicamente semplici calcoli matematici meccanici. Se è richiesta una determinazione più complessa, il giudice ha, secondo la Corte, la possibilità di sospendere il giudizio in via cautelare, in attesa di una estrinseca determinazione (giudiziale o non).

Il meccanismo della compensazione e i suoi limiti

Esiste tuttavia una strada per paralizzare temporaneamente il meccanismo della compensazione: se il controcredito è contestato nello stesso giudizio in cui si pretende l’adempimento del rapporto obbligatorio principale, l’istituto non opera. Una ultima notazione è inclusa nelle ampie riflessioni della Cassazione: il controcredito deve essere accertato e conoscibile dal giudice. Se la sua esistenza è in discussione in diverso giudizio, anche in questo caso la compensazione sarà impedita. Almeno fino a quando l’altro giudicante non statuisca in termini definitivi sulla “certezza”, accreditando il primo requisito. Pur tuttavia, si precisa, i principali espedienti per la sospensione del processo restano in qualche misura inibiti: “resta esclusa la possibilità di disporre la sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale, e va parimenti esclusa l’invocabilità della sospensione contemplata in via generale dall’art. 295 cod. proc. civ. o dall’art. 337 secondo comma cod. proc. civ. in considerazione della prevalenza della disciplina speciale del citato art. 1243 cod. civ”.

Davide Gambetta

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