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La Corte Costituzionale non si pronuncia sulla figura del “genitore sociale”

La Consulta negli ultimi anni più volte è intervenuta per colmare veri e propri vuoti normativi che riguardavano non soltanto la disciplina di famiglie “di fatto” e le unioni omosessuali , ma anche la formazione familiare “tradizionale”.Ed una nuova occasione è stata fornita , in relazione allo status di genitore, dalla questione di legittimità costituzionale riguardante l’art. 337-Ter del Codice Civile. Ma la questione  è stata dichiarata infondata.

La riforma del 2012: una nuova definizione dei rapporti familiari

Nel 2012 il Governo aveva finalmente dato attuazione ad una nuova ed incisiva riforma del diritto di famiglia, esattamente a 37 anni di distanza da quella “rivoluzionaria” di cui alla Legge 151 del 1975. La nuova riforma aveva come principale obiettivo quello di “attualizzare” le relative norme del Codice Civile, ad esempio attraverso l’attuazione di una piena parità nell’ambito dei rapporti familiari. In questo senso si spiegava la scomparsa di ogni distinzione, formale e sostanziale, tra figli “legittimi” e figli “naturali”.

Ma altrettanto necessaria si rendeva una nuova visione normativa delle relazioni familiari, che cioè tenesse conto dell’evoluzione dei costumi sociali. Tra l’altro questo è quanto aveva già fatto la giurisprudenza, riconoscendo i diritti fondamentali del membro familiare in quanto persona e la connessa figura dell’illecito “endofamiliare”. Nessuna subordinazione avrebbe potuto giustificarsi in virtù del proprio status o in vista di un generico “interesse della famiglia”.

Proprio al fine di garantire ciò, la riforma del 2012 aveva arricchito il corpus codicistico di una nuova norma, l’art. 337-Ter, il quale per la prima volta ha parlato di “diritti”- e non più soltanto di “obblighi”- la cui titolarità sarebbe spettata ai figli: “il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”

Famiglia e “formazioni sociali”

Ma l’evoluzione sociale ha cambiato nel frattempo lo stesso modo di concepire la famiglia. Da un lato, solo dopo tanto tempo e battaglie il Legislatore ha riconosciuto come la scelta di non voler sottostare ai vincoli normativi del matrimonio (come nel caso della convivenza “more uxorio”) o l’assenza di caratteristiche di quest’ultimo ( il caso delle unioni omosex) non avrebbero potuto giustificare l’assenza di un’adeguata tutela giuridica in presenza di una pari comunione stabile e duratura di affetti ed interessi, e quindi di una formazione sociale ai sensi dell’art. 2 della Costituzione Italiana. Larga parte di questi problemi è stata risolta con il varo del “Decreto Cirinnà”.

Ma dall’altro lato l’esigenza di esaudire aspirazioni connesse alla famiglia tradizionale ha finito con lo stravolgere la definizione di quest’ultima. E’ il caso della genitorialità, in nome della quale è caduto, ad opera della Corte Costituzionale, il divieto di fecondazione eterologa prima sancito dalla legge 40/2004. Ugualmente, diversi Tribunali italiani non hanno posto ostacoli alla trascrizione di atti di nascita all’estero ricorrendo alla maternità surrogata, ora proponendo una lettura evolutiva del limite dell’ordine pubblico, ora semplicemente seguendo le direttive di organi sovranazionali (come la Corte EDU ). E sono nate inevitabilmente nuove figure, come il genitore “biologico”, il genitore “genetico”, il genitore “sociale”.

Il caso

Il Tribunale di Palermo aveva affrontato nel 2015 il caso di due donne, componenti di un’unione di fatto non riconosciuta e poi finita, ma durante la quale era avvenuta all’estero la nascita di due gemelli. Precisamente, una delle ex-conviventi chiedeva di mantenere ancora un rapporto affettivo duraturo con i bimbi nonostante la fine della relazione. La richiesta veniva accolta in primo grado: l’interesse del minore – e quindi l’interesse a conservare quel rapporto affettivo consolidato che comunque nel frattempo si era creato- venne ritenuto prevalente, a prescindere da ogni riconoscimento formale. Investita della questione, la Corte d’Appello di Palermo però rileva un nuovo aspetto problematico, e cioè la presunta incostituzionalità dell’art. 337-Ter c.c. nella parte in cui non prende espressamente in considerazione proprio le figure dei genitori “sociali” , e cioè non biologici.

La scelta della Corte

La Corte Costituzionale ritiene invece non fondata la questione. Non viene negata la necessità di non recidere un legame affettivo consolidato, perfettamente analogo a quel rapporto parentale tra figlio e genitore biologico tutelato persino prima della sua costituzione (col risarcimento del danno al nascituro a danno del terzo che prima della nascita abbia causato la morte del genitore). Ma- sottolinea la Consulta- una interruzione ingiustificata di tale legame andrebbe a costituire quella condotta del genitore «comunque pregiudizievole al figlio», contro la quale è possibile già ottenere provvedimenti giudiziali “convenienti” rispetto al caso specifico , come prevede l’art. 333 del Codice Civile.

La Corte Costituzionale sembra pertanto non prendere posizione sulla figura del “genitore sociale”. Probabilmente ciò avrebbe potuto sottolineare un possibile profilo di criticità dell’attuale disciplina normativa che riguarda nel complesso le unioni affettive diverse dalla famiglia tradizionale. Una disciplina cioè che sembra apparentemente essersi limitata a riconoscere taluni diritti-doveri e status,  e a considerare soltanto alcune delle possibili dinamiche relazionali all’interno di una unione gay o di fatto. Ma è anche vero che alla base del ragionamento seguito dalla Corte si è posto l’interesse del minore, che non appare del tutto sprovvisto di tutela secondo gli strumenti normativi attualmente a disposizione, e nonostante la genericità del testo dell’art. 337-Ter.

Antonio Cimminiello

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