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La Francia dice no alle stoviglie di plastica monouso ma i Paesi UE non hanno ratificato l’accordo sul clima

La Francia dice no alle stoviglie di plastica monouso ma i Paesi UE non hanno ratificato l’accordo sul clima

Il primo gennaio 2020 la Francia dirà addio alle stoviglie monouso di plastica. I bicchieri e i piatti realizzati con questo materiale dovranno essere sostituiti con prodotti biodegradabili. Così fra quattro anni, gli oggetti che hanno accompagnato picnic, gite, feste e pranzi veloci saranno definitivamente banditi dal Paese d’oltralpe. Una misura drastica ma inserita in un progetto più ampio volto a salvaguardare l’ambiente. Ma ad oggi, l’Italia, la Germania e altri Paesi dell’Unione Europea non hanno ancora ratificato l’accordo sul clima raggiunto proprio a Parigi durante la COP21 mentre Francia, Ungheria, Austria e Slovacchia pare abbiano dato un segnale differente.

Ogni anno in Francia 4,73 miliardi di bicchieri di plastica vengono gettati nella spazzatura e solo l’1% di questi vieni riciclato. L’obiettivo della Francia è quello di ridurre i rifiuti e soprattutto la possibile diffusione delle sostanze inquinanti nell’ambiente naturale. Il rifiuti plastici gettati in maniera impropria possono essere dannosi per gli ecosistemi marini e terrestri. Non è solamente la salute ambientale ad essere in pericolo, ma anche quella umana.

Il decreto

Le modalità di messa in opera della limitazione dell’impiego delle stoviglie di plastica usa e getta sono state rese note con il decreto n° 2016-1170 pubblicato il 31 agosto 2016 sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica francese. Dal 2020 scatterà il divieto di utilizzo e di distribuzione sia gratuita sia sotto forma di pagamento di bicchieri e piatti monouso realizzati in plastica. Faranno però eccezione le stoviglie usa e getta compostabili e prodotte con materiali biodegradabili. Il decreto determina le modalità di applicazione di quanto disposto dall’articolo 73 della legge n° 2015-992 del 17 agosto 2015 relativa alla transizione energetica per la crescita verde.

La legge

La legge sulla Transizione energetica per la crescita verde, pubblicata il 18 agosto 2015 nel Journal Officiel definisce gli obiettivi comuni per «realizzare con successo la transizione energetica, rafforzare l’indipendenza energetica e la competitività economica della Francia, promuovere la salute umana e dell’ambiente e lottare contro il cambiamento climatico».

Ma non solo, i temi affrontati sono vari e toccano altri aspetti relativi alla tutela dell’ambiente e del territorio francese.

Gli obiettivi delle legge sono:

  • rinnovare gli edifici per risparmiare energia, diminuire le bollette e creare dei posti di lavoro;
  • incentivare lo sviluppo di mezzi di trasporto privato per migliorare la qualità dell’aria e proteggere la salute;
  • ridurre le emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico;
  • lottare contro gli sprechi e promuovere l’economia circolare;
  • favorire l’utilizzo delle energie rinnovabili;
  • rafforzare la sicurezza e l’informazione dei cittadini sul nucleare;
  • semplificare e chiarire le procedure per migliorare l’efficienza e la competitività;
  • dare a cittadini, imprese, territori e Stato il potere di agire insieme per la politica energetica.

Gli obiettivi della politica energetica francese sono:

  • ridurre le emissioni di gas serra del 40% tra il 1990 e il 2030 e del 75% per il 2050;
  • diminuire il consumo finale di energia del 50% entro il 2050 rispetto al 2012;
  • limitare il consumo energetico primario di energie fossili del 30% nel 2030 in rapporto al 2012;
  • ridurre la quota di nucleare per la produzione elettrica del 50% entro il 2025;
  • aumentare la quota di energie rinnovabili al 23% del consumo lordo di energia nel 2020.

Una legge significativa atta a migliorare le condizioni ambientali della Francia e a incrementare l’utilizzo delle energie rinnovabili. In linea con l’accordo sul clima raggiunto durante la Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici.

La Conferenza delle Nazione Unite sui cambiamenti climatici

È proprio la Francia, il Paese in cui si è tenuta dal 30 novembre al 12 dicembre 2015 la COP21, la Conferenza delle Nazione Uniti sui cambiamenti climatici e a Laurent Fabius, Ministro degli Esteri francese, è stato dato il duro compito di presiedere il summit. Ma cosa è la COP21?

French Foreign Minister Laurent Fabius waves as he leaves the presidential Elysee Palace after attending the weekly cabinet meeting in Paris on August 1, 2012. AFP PHOTO BERTRAND LANGLOIS
French Foreign Minister Laurent Fabius .AFP PHOTO BERTRAND LANGLOIS

È una conferenza dell’ONU il cui obiettivo era trovare un’intesa tra i vari Paesi del mondo al fine di contenere e ridurre le emissioni di C02 in atmosfera e contrastare così il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici. Dopo 12 giorni di negoziati, le delegazioni di 195 Paesi hanno approvato l’accordo, ad oggi, il numero di Paesi è aumentato e siamo a quota 197. Questo documento stabilisce che gli Stati s’impegnano a limitare l’aumento della temperatura globale sotto i 2°C, sforzandosi di limitarlo a 1,5 °C; erogare fondi per le tecnologie a basso impatto ambientale e rinnovabili e diminuire l’utilizzo dei combustibili fossili.

Il 22 aprile 2016, in occasione della Giornata mondiale della Terra, 175 Paesi hanno firmato l’accordo sul clima nel Palazzo di vetro della Nazioni Unite di New York. Ma quanti lo hanno ratificato? Quando entrerà in vigore l’accordo?

Unione Europea e ratifica dell’accordo sul clima

Ban-ki-moon

Il 21 settembre 2016, il segretario dell’Onu Ban Ki-moon aveva invitato tutti gli Stati coinvolti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Questo poteva essere il giorno decisivo per l’entrata in vigore dell’accordo sul clima, ma purtroppo così non è stato. Perché?

L’accordo di Parigi entrerà in vigore solo 30 giorni dopo che 55 Paesi lo ratificheranno, ma devono rappresentare il 55% delle emissioni di gas a effetto serra. Ad oggi, l’accordo è stato ratificato da 60 Paesi, ma producono solo il 47,5% delle emissioni di gas serra mondiali. Per cui per raggiungere la soglia indispensabile per l’entrata in vigore dell’accordo manca il 7,5% di emissioni.

Gli Stati membri dell’Unione Europea sono responsabili dell’11% delle emissioni globali, oggi, avrebbero potuto fare la differenza. Tra i Paesi che hanno ratificato l’accordo ci sono gli Stati Uniti e la Cina che insieme producono il 38% delle emissioni serra globali, ma anche il Brasile e gli Emirati Arabi Uniti.

La Francia ha detto sì e l’Italia ha annunciato che lo ratificherà prima della COP22 di Marrakech che si terrà dal 7 al 18 novembre 2016.

Intanto oggi, si parla della coraggiosa scelta della Francia di abolire le stoviglie di plastica monouso, ma l’ Unione Europea non è stata in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici e alla riduzione dei gas serra.

Maria Rita Corda

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