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La Francia contro il Jobs Act, gli scontri in piazza

La Francia contro il Jobs Act: gli scontri in piazza

Proseguono le contestazioni e gli scontri in piazza a Parigi per il Jobs Act francese, nonostante l’avvenuta approvazione da parte del parlamento della tanto contestata Loi Travail.

La nuova Loi Travail, volta a riformare il mercato del lavoro d’Oltralpe, ha superato lo scoglio parlamentare grazie a un percorso agevolato, simile al voto di fiducia in Italia che ha evitato il passaggio della legge al Senato.

La Francia contro il Jobs Act: la mobilitazione e i cortei

Il movimento di contestazione è iniziato la scorsa primavera e si paventa la possibilità che venga fatto ricorso al Conseil constitutionnel su alcuni aspetti della riforma. Lo scorso 15 settembre, si è svolta la quattordicesima giornata di mobilitazione in tutta la Francia, la prima dopo l’approvazione della legge.

I cortei sono stati meno affollati rispetto alle prime giornate di mobilitazione ma è emersa la presenza di esponenti molto più radicali. Ecco che si accende lo scontro: un manifestante e cinque poliziotti sono rimasti feriti.

In testa al corteo, il blocco nero con giovani incappucciati che hanno manifestato al grido di “Tout le monde déteste la police!“, affianco ai rappresentanti dei lavoratori tra Bastiglia e place de la République.

Già nel mese di giugno, dopo alcuni scontri in cui era stato preso di mira anche un ospedale pediatrico, la Prefettura aveva vietato le manifestazioni dei sindacati, salvo poi autorizzarle di nuovo ma rafforzando i controlli contro i black bloc.

Se da un lato i sindacati hanno sempre preso le distanze dai radicali, dall’altro hanno denunciato le violenze della polizia, accusata di accanimento sui manifestanti.

La Francia contro il Jobs Act: ecco cosa prevede la Loi Travail

manifestazioneCosa prevedono le nuove norme? Perché hanno scatenato così tante contestazioni anche dopo il via libera alla legge?

Un cambiamento cruciale che colpisce l’attuale impianto legislativo francese sul lavoro riguarda la contrattazione: le nuove misure prevedono che venga dato più spazio alla contrattazione aziendale, a discapito delle contrattazioni globale e nazionale. Un aspetto che, secondo i sindacati, rischia di affidare un potere eccessivo alle sole imprese.

La normativa interviene anche sulla legge delle 35 ore settimanali di lavoro: l’azienda può già oggi decidere in via del tutto eccezionale di aumentare le ore lavorative a 60 ma a patto che, nell’arco di 12 settimane, le ore non siano più di 44. Con il Jobs Act, le ore arriverebbero aumenterebbero a 46 e verrebbero calcolate su 16 settimane anziché 12.

Ulteriori modifiche riguardano anche il pagamento delle ore di straordinario: oggi, le prime 8 ore oltre le 35 settimanali sono retribuite con il 25% in più e per le successive è previsto un bonus del 50% in più. La Loi Travail prevede di ridurre il costo mantenendo tuttavia almeno il 10%.

Una questione spinosa è quella che riguarda i licenziamenti e l’eventuale reintegro o risarcimento. Ad oggi, nel caso in cui manchi una giusta causa, i giudici possono decidere il reintegro del lavoratore o stabilire un risarcimento che non prevede alcun tetto. Con il Jobs Act, si stabiliscono tutele che influenzano il valore del risarcimento di tipo economico e fanno scomparire del tutto la possibilità di reintegro.

Eloisa Zerilli

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