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La mala educación: riprendere e mostrare agli amici il filmino hot è pedopornografia

È pedopornografia riprendere e mostrare ai compagni di scuola il filmino hot.

Non ho l’età. Per amarti, non ho l’età”, cantava Gigliola Cinquetti. Suonerà forse un po’ antico, ma avrebbe fatto meglio a rispondere così la giovanissima ragazza ripresa dal fidanzato in atteggiamenti osé.

Alla ricerca di motivi di vanto, infatti, il ragazzo non ha perso occasione di mostrare ai compagni il video, “gelosamente” conservato nella memoria del cellulare.

Tuttavia, da non sottovalutare sono gli effetti devastanti che il filmato può produrre sulla psiche e sulla sua vita di relazione della ragazza.

pedo-pornografia e smartphone
pedopornografia e smartphone

Chiaro è il capo d’imputazione formulato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i Minorenni di Palermo: si applicano gli artt. 600-ter, co. 1° n. 1 e 602-ter co. 5° c.p. per la riproduzione di materiale pedo-pornografico in danno di una minore di anni 16.

Ai fini della configurazione del reato di pornografia minorile, infatti, è necessario che la condotta determini il concreto pericolo di diffusione del materiale prodotto; fuori dal raggio d’azione della norma incriminatrice, dunque, si collocano esclusivamente le ipotesi in cui la videoripresa resti circoscritta entro la sfera strettamente privata dell’autore.

La Corte di Cassazione specifica i confini del reato di pedopornografia

Tale decisione, nel solco di quanto già stabilito dalle Sezioni Unite nel 2000 e confermata con sentenza n. 35295/2016 dalla terza sezione della Cassazione, valorizza il rischio effettivo di pubblicazione del filmato archiviato, sottolineando l’attendibilità delle complete e dettagliate dichiarazioni rese dagli amici del reo.

Effettuare una ripresa dell’atto sessuale con una minore, conservare il video nella memoria dello smartphone e mostrare il materiale a terzi costituiscono, dunque, elementi convergenti in un’unica direzione: la disponibilità dell’agente a divulgare il video pro futuro ad una pluralità di soggetti non previamente quantificabile.

A nulla rileva, inoltre, la circostanza che il video non sia stato rinvenuto sul dispositivo, atteso che la cancellazione è postuma rispetto alle voci che già circolavano sulle indagini.

Sotto il profilo processuale, infine, la sentenza di non luogo a procedere per difetto di imputabilità, perchè il soggetto attivo “è minore degli anni quattordici” (art. 26 del D.P.R. n. 448/1988) non esime dall’accertamento della sua responsabilità. Invero, il nostro sistema penale, improntato sul doppio binario sanzionatorio, consente di applicare una misura di sicurezza (art. 224 c.p.) al minore non imputabile, laddove pericoloso (Cass., Sez. V, n. 18052/2012).

Claudia Cascio

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