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La Polonia unita contro la proposta di legge che vieta l’aborto

La Polonia unita contro la proposta di legge anti-aborto

Uomini, personaggi di spicco e donne, tante donne: tutti insieme, si sono uniti, lo scorso 30 settembre, in strada a Varsavia e in una cinquantina di altre città per urlare il loro no alla proposta di legge che vieta l’aborto. Uno dei punti cruciali in cui si è snodata la manifestazione è stato il Parlamento polacco, dove proprio quel giorno era in corso una discussione sulla nuova proposta avanzata da Prawo i Sprawiedliwość (PIS), un partito di estrema destra e d’ispirazione conservatrice ed euroscettica che prevede l’introduzione di un divieto quasi assoluto per le donne di ricorrere all’aborto.

Il colore scelto come simbolo della protesta contro il nuovo disegno di legge è il nero. Nero come il listato a lutto ma anche come emblema della mortificazione del corpo femminile, un colore che rappresenta la collera per le donne morte di parto e per quelle violentate e costrette a non abortire dalla Polonia, un paese a stragrande maggioranza cattolica che, con la nuova proposta, vorrebbe vietare qualunque interruzione di gravidanza, abolendo la legge del 1993, già di per sé molto restrittiva.

Lo sciopero nazionale delle donne in Polonia rimanda indietro nel tempo, fino ad arrivare al lontano 25 ottobre 1975, quando in Islanda le lavoratrici abbandonarono uffici, fabbriche e lavori domestici per dimostrare l’importanza del loro contributo alla società e ottenere parità di diritti sul posto di lavoro.

Lo sciopero per le strade polacche alimentato dai social

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La campagna sui social con l’hashtag #czarnyprotest

Stavolta, ad amplificare la voce dei manifestanti riunitisi in strada, ci hanno pensato i social network: su Twitter l’hashtag #czarnyprotest (BlackProtest) è diventato subito un trend in Polonia al punto che sono state migliaia le persone che hanno condiviso e pubblicato le immagini di se stesse con indosso un abito nero, con l’obiettivo di protestare contro una legge che criminalizza quasi tutti i tipi di aborto.

La Polonia contro la legge anti-aborto: cosa prevede il disegno di legge

Il disegno di legge anti-aborto, votato lo scorso 23 settembre, in primis dalla camera bassa polacca, dovrà affrontare altri due passaggi parlamentari, prima ancora di essere approvato in via definitiva. Ma cosa prevede nello specifico la proposta di legge?

Avanzata dal partito di maggioranza PIS, che gode dell’appoggio della chiesa cattolica, la proposta prevede l’eliminazione di tutte le eccezioni al divieto di aborto, fatta eccezione solo per le gravidanze a rischio che potrebbero compromettere la salute della donna.

Viceversa, una donna che ricorre all’aborto potrebbe perfino dover scontare pene detentive. Se approvata, la legge renderebbe illegale anche il ricorso a pratiche di fecondazione artificiale come il congelamento degli embrioni o la fecondazione in vitro.

Gli oppositori alla nuova proposta di legge lamentano che, una volta approvata, la norma obbligherebbe le donne violentate a dare alla luce i bambini. In più, una donna che dovesse ricorrere all’aborto sarebbe considerata alla stessa stregua di un criminale e nascerebbero sospetti anche nei confronti di donne che hanno avuto un aborto spontaneo.

D’altronde, anche nel caso dell’unica eccezione al divieto di aborto, la responsabilità ricadrebbe sui medici che si troverebbero a decidere quando una gravidanza è a rischio o meno, qualora questa decisione si rivelasse errata rischierebbero il carcere.

Hanno supportato le donne in nero numerose organizzazioni femministe, già attive quando il disegno di legge era stato depositato sul tavolo del confronto all’inizio del 2016. Dichiarazioni di sostegno alla gente che ha manifestato in strada sono arrivate anche da paesi geograficamente lontani come la Cina e l’Australia. Il parlamento europeo si occuperà della situazione delle donne in Polonia, proprio oggi, su richiesta del gruppo socialisti e democratici.

Eloisa Zerilli

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