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La prospettiva glocal: quando lo sviluppo sostenibile passa dai valori del territorio.

E se l’identità del territorio fosse una chiave per creare sviluppo? E se fossero i valori intrinseci dei territori a creare opportunità ed a valorizzare aree ritenute marginali?

Ragioniamo, partendo da un concetto che è al centro di interessi trasversali da almeno quarant’anni: lo sviluppo sostenibile è un modello di progresso che la contemporaneità, fra mille contraddizioni, prova a perseguire.

Il miglioramento sistemico delle condizioni economiche senza andare a scapito delle risorse ambientali è il cruciale e, forse fatale, crocevia in cui politica, ricerca, impresa, a livello globale, si incontrano da almeno un quarantennio nel tentativo di trovare la quadra.

Esiste tuttavia un dove in cui lo sviluppo sostenibile, reso indispensabile dal sistema competitivo globalizzato, assume caratteristiche locali, meglio inquadrabili, forse meglio governabili. Il territorio.

Territorio. Parola abusata. Di semantica spesso approssimata. Ora luogo, ora spazio, ora, financo, paesaggio o ambiente. Ragionare icasticamente sul territorio non è mera questione linguistica. Nobilissime riflessioni geografiche hanno tracciato contorni, attribuito significati, individuato ambiti applicativi precipui. Individuare l’essenza del significato di territorio è cruciale per comprendere le opportunità di sviluppo che da esso promanano e possono promanare. Il territorio è in definitiva progetto.

Spieghiamo meglio.

Il territorio è il punto di incontro fra luogo e comunità. Fra luogo e storia. Fra luogo e produttività. Fra luogo e prospettive. È la sintesi degli intrecci, la soluzione di sincronia e diacronia. Fuor d’accademia, il territorio è un sistema complesso chiamato a competere su scala globale per svilupparsi secondo i desideri della comunità di riferimento.

La globalizzazione impone anche questo. I territori sono quindi sistemi in competizione. La spunta chi si posiziona in maniera chiara sul mercato di riferimento e chi riesce a mettere in campo la migliore offerta. Ecco, in una frase, la sostanza della prospettiva glocal. Il territorio, sintesi di caratteristiche morfologiche, umane, storiche, culturali, produttive, compete con il mondo mettendo in gioco un progetto, vendendo, il proprio milieu. La propria identità. La propria vocazione.

Porre il milieu, l’essenza, sul mercato significa condividere le scelte, rispettare il paesaggio, tutelare l’ambiente, regolare l’offerta per soddisfare, insieme, Stake Holder interni ed esterni. Significa inoltrarsi concretamente sul sentiero dello sviluppo sostenibile. Ma il milieu non è un monolite. È dinamico. Perché c’è la comunità dentro.

Due casi concreti.

Menfi. Territorio a sud ovest della Sicilia. Vocazione agricola, vigneti ed uliveti. Affaccio sul mare. Piena marginalità. Nel 1995 il territorio ottiene la Denominazione di Origine Controllata per le produzioni enologiche. È la svolta. Nel ventennio successivo, trainato da Settesoli, la cantina cooperativa più grande di Europa, e da Planeta, marchio di una famiglia profondamente radicata nell’area, il territorio sviluppa un ecosistema di imprese legate tanto all’agricoltura di qualità quanto alla ricettività turistica diffusa. Negli ultimi anni milioni di bottiglie raggiungono tutti i mercati del mondo e negli ultimi 5 anni le presenze turistiche aumentano del 150%. Il territorio ha trovato il suo agone competitivo, ha creato valore, ha espresso vocazioni professionali. Molto resta da fare, in termini di servizi, di infrastrutture, di know how, ma il percorso di sviluppo economico legato al rispetto dei valori territoriali è ben chiaro nella vision degli Stake Holder. Menfi è una storia di comunità, di collettività.

Il territorio può svilupparsi e creare valore anche per la volontà del privato. Solomeo. Umbria. Brunello Cucinelli. La creazione di una comunità produttiva all’interno di un borgo restaurato all’uopo. Un territorio reinterpretato, rivivificato, rilanciato su un contesto competitivo che, al contrario di Menfi, non gli apparteneva ma che, grazie ad un’interpretazione virtuosa e rispettosa dell’identità locale, supporta felicemente una storia imprenditoriale di acclarato successo.

Esempi virtuosi, fra tanti, di sviluppo sostenibile concreto.

Giovanni Messina

(foto di F.Piazza)

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