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La tutela di mamme e piccini: il parto anonimo e le sue garanzie

La legge a tutela delle mamme e dei neonati: chi non vuole o non può crescere il proprio bambino può ricorrere al parto anonimo. Vediamo insieme di cosa si tratta

La nascita di un bambino è un evento che incide sempre in modo profondo nella vita di una donna. 

Non è detto, però, che esso sia sempre vissuto con gioia: a volte le madri si trovano a vivere situazioni estremamente dolorose (per esempio, dovute all’abbandono, a violenze subite o all’estrema povertà).

Proprio per questo è necessario che queste donne vengano assistite e accompagnate, affinché le loro scelte siano libere e consapevolmente responsabili che, nella fretta di liberarsi da questo “peso”, non nuocciano al bambino o a loro stesse.

Parto anonimo: i numeri della tragedia

I tribunali hanno emesso un dato sconcertante: ogni anno nascono circa 550 mila bambini e circa 400 di questi non vengono riconosciuti dalla madre e vengono dati in adozione. Molti bambini, circa 3000, vengono abbandonati in cassonetti e per altri, invece, il destino è ancora più crudele riservandogli la morte.

Le notizie di questi abbandoni sono all’ordine del giorno: da ultimo a Genova, ma anche Modena, Milano, Foggia e in altre parti d’Italia .

Parto anonimo: la normativa a tutela dell’anonimato

Proprio per evitare questo fenomeno, sempre in aumento, la legge consente e garantisce il parto in anonimato.

La normativa è già operativa da molto tempo ma, tuttavia, poco conosciuta tra le donne: con la L. 396/2000 all’art. 30, l’assunzione del ruolo di madre è lasciata alla discrezione della donna, la quale può avvalersi della facoltà di non indicare la sua identità nel certificato di attestazione di avvenuta nascita; l’atto di nascita si formerà, pertanto, con l’indicazione: “nato da donna che non consente di essere nominapartoanonimota”.

Se la madre vuole restare nell’anonimato, la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o dall’ostetrica, come recita il DPR 396/2000, art. 30, comma 1: «La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volontà della madre di non essere nominata» .

Parto anonimo: come funziona

Una volta che la partoriente giunge in ospedale, a lei e al bambino sono riconosciute e garantite sia l’assistenza sanitaria sia la tutela giuridica.

Successivamente al parto e all’espressa volontà della donna di rimanere anonima, l’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni della situazione di abbandono del neonato non riconosciuto, permette l’apertura di un procedimento di adottabilità e la sollecita individuazione di un’idonea coppia adottante.

Il Tribunale per i minorenni, ricevuta la segnalazione, provvede “immediatamente” alla dichiarazione dello stato di adottabilità “senza eseguire ulteriori accertamenti”, ai sensi dell’art.11, comma 2, della legge 184/1983 e succ. mod. , e all’inserimento del minore nella famiglia adottiva ritenuta più idonea.

Il neonato vede così garantito il diritto a crescere ed essere educato in una famiglia adottiva, assumendo lo status di figlio legittimo.

Se il padre è presente e vuole riconoscere il bambino, a questo ultimo verrà dato il suo cognome, gli verrà dato l’atto di nascita e gli verrà affidato il bambino, salvo diverse disposizioni da parte del tribunale dei minorenni.

Qualora né madre né padre procedano con il riconoscimento, si aprirà il procedimento di adottabilità.

Parto anonimo: quando il procedimento di adottabilità viene sospeso

L’Ufficiale di stato civile, ricevuta la comunicazione del non riconoscimento, attribuisce al neonato un nome e un cognome, procede alla formazione dell’atto di nascita e alla segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni per la sua dichiarazione di adottabilità ai sensi della legge 184/1983 e succ. mod. .
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Questa procedura può essere sospesa dal Tribunale per i minorenni soltanto in due casi:

  • su richiesta di chi afferma di essere uno dei genitori biologici, per un periodo non superiore a due mesi, “sempre che nel frattempo il minore sia assistito dal genitore naturale o dai parenti fino al quarto grado o in altro modo conveniente, permanendo comunque un rapporto con il genitore naturale”;
  • quando il genitore biologico per difetto d’età (non ha compiuto i 16 anni) sia privo della capacità di riconoscere il figlio naturale; la procedura è rinviata anche d’ufficio sino al compimento del sedicesimo anno di età, permanendo in capo al genitore biologico la possibilità di avvalersi di un’ulteriore sospensione per altri due mesi a decorrere da questa data.

Parto anonimo: e se la madre dovesse ripensarci?

Se la donna non vuole più il parto anonimo, prima che sia partita la denuncia di nascita da parte dell’ospedale, la sua precedente richiesta le verrà restituita in busta chiusa.

Il tutto verrà comunicato al Tribunale dei Minori che procederà a convalidare il riconoscimento.

Se invece la donna cambia idea dopo la denuncia di nascita effettuata dall’ospedale, dovrà rivolgersi al Tribunale dei Minori e poi al Comune di residenza per effettuare il riconoscimento.

Se, tuttavia, la madre non può riconoscere il figlio per particolari motivi di carattere temporaneo, potrà chiedere al Tribunale per i Minorenni la sospensione della procedura per la adozione.

Tale sospensione, tuttavia, può essere consentita per un periodo massimo di due mesi, nel quali, però, la donna deve continuare a frequentare il proprio figlio con continuità.

Se l’impossibilità al riconoscimento sia dovuta solo all’età, perché la donna non abbia ancora compiuto i 16 anni, in tal caso la procedura è sospesa d’ufficio sino al compimento del 16° anno, sempre che la madre mostri di volersi prendere cura del bambino e continui ad avere con questo un rapporto continuativo.

«Pesa molto di più un bambino sulla coscienza che in braccio», recitava una campagna contro l’aborto e l’infanticidio; il senso della normativa è proprio questo: regalare ad ogni bambino e ad ogni madre un futuro.

Maria Teresa La Sala

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