Shopping Cart

L’avvocato è responsabile se…

La responsabilità dell’avvocato, anche in caso di errore od omissione, può sussistere solo quando il cliente dimostra che l’esito della causa sarebbe stato diverso senza la condotta colpevole. Questo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, con la sentenza n. 22882 del 1o novembre 2016.

“Tutta colpa dell’avvocato!” No, non è il titolo di una nuova canzone di Vasco, ma l’esclamazione che, di sicuro, molti di voi avranno fatto almeno una volta nella loro vita. Un processo non conclusosi come sperato, magari durato anche molti anni, un risarcimento che reputiamo non congruo, ed eccoci pronti a puntare il dito contro il nostro legale.

Siamo sicuri che sia stata “colpa” sua? Quando si può parlare di responsabilità dell’avvocato? Iniziamo col capire che tipo di rapporto si instaura tra avvocato e cliente.

Responsabilità dell’avvocato: il rapporto col cliente

Il rapporto tra avvocato e cliente è regolato sia dalle norme sul mandato, disciplinato dagli artt. 1703 e ss. del Codice Civile, sia dalle norme del contratto d’opera professionale, previste dagli artt. 2229 e ss. del Codice Civile, nonché dal codice di deontologia professionale. La giurisprudenza lo definisce come mandato professionale a tempo, dove l’avvocato si impegna a prestare la propria opera professionale in favore del cliente.

L’obbligazione dell’avvocato, assunta mediante la stipula di un contratto professionale di prestazione d’opera intellettuale, è ritenuta una obbligazione di mezzi e non di risultato, in quanto il professionista, assumendo l’incarico, si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non a conseguirlo. Recentemente la Cassazione con la sentenza 2954 del 16 febbraio 2016, ha ribadito tale assunto:«nell’esercizio della sua attività di prestazione d’opera professionale, l’avvocato assume, in genere, verso il cliente un’ obbligazione di mezzi e non di risultato: cioè egli si fa carico non già dell’ obbligo di realizzare il risultato (peraltro incerto e aleatorio) che questi desidera, bensì dell’ obbligo di esercitare diligentemente la propria professione, che a quel risultato deve pur sempre essere finalizzata».

La responsabilità del professionista: la diligenza

Pertanto, relativamente all’attività dell’avvocato, l’affermazione della responsabilità per colpa professionale implica un giudizio di prognosi positiva circa il probabile esito favorevole dell’azione giudiziale che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente seguita. In altre parole, il cliente deve provare che, se l’avvocato avesse usato la dovuta diligenza, il risultato voluto sarebbe stato probabilmente anche conseguito.

Con riferimento all’attività dell’avvocato quindi, trova applicazione  l’art. 1176, secondo comma del Codice Civile, sicché la diligenza che il professionista deve impiegare nello svolgimento dell’ attività professionale in favore del cliente è quella media, cioè la diligenza posta nell’esercizio della propria attività dal professionista di preparazione professionale e di attenzione media, a meno che «la prestazione professionale da eseguire in concreto involga la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà: in tal caso la responsabilità del professionista è attenuata, configurandosi, secondo l’espresso disposto dell’art. 2236 c.c., solo nel caso di dolo o colpa grave, con conseguente elusione nell’ipotesi in cui nella sua condotta si riscontrino soltanto gli estremi della colpa lieve». Così la Cassazione con al sentenza 4152 dell’11 aprile 1995.

L’onere della prova incombe sul cliente

Cosa deve fare dunque un cliente che vuole agire contro il suo legale per vederne affermata la responsabilità civile?

Deve innanzitutto provare l’esistenza di un danno e il nesso causale tra esso e la condotta dell’avvocato, ma non basta: il cliente dovrà anche provare che, ove il legale avesse tenuto il comportamento dovuto, egli, come evidenziato dalla Cassazione «alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, ed il risultato derivatone» (Cassazione, Terza Sezione Civile, n. 2638 del 05 febbraio 2013).

Tale indirizzo della giurisprudenza può dirsi ormai granitico, anche la sentenza della Cassazione, Terza Sezione Civile, n. 22882 del 10 novembre 2016, infatti, statuisce che «costituisce ius receptum presso questa Corte regolatrice il principio secondo il quale la responsabilità dell’avvocato non può dirsi esistente, e conseguentemente affermarsi, in presenza di un semplice errore (od omissione), stante la necessità di dimostrare, da parte del cliente, la ragionevole probabilità di un diverso e più favorevole esito in assenza di quella condotta asseritamente colpevole».

Nel caso in questione, la ricorrente aveva agito per veder riconoscere la responsabilità di due legali nel corso di una procedura di licenziamento collettivo, a seguito di una presunta illegittimità del loro comportamento. Tuttavia, la stessa ricorrente, si era limitata a muovere censure generiche all’operato degli avvocati, nè aveva indicato la specifica condotta (in ipotesi corretta) dovuta al fine di conformare la scelta dei licenziandi al dettato normativo.

Per tale motivo i giudici della Cassazione hanno ritenuto di dover respingere il ricorso, considerato che «la motivazione del giudice fiorentino il cui compito di interpretare e valutare quoad effecta la domanda giudiziale resta
a lui demandato in via esclusiva, non è in alcun modo censurabile in questa sede è del tutto conforme alla costante
giurisprudenza di questa Corte in ordine al riparto degli oneri probatori nelle vicende di responsabilità professionale
giurisprudenza che appare correttamente e condivisibilmente applicata nella sentenza impugnata».

Prima di agire giudizialmente per vedere affermata la responsabilità dell’ avvocato, quindi, è bene valutare con molta attenzione le possibilità che in concreto si hanno di poter assolvere il proprio onere probatorio.

Maria Rosaria Pensabene

 

Ultimi articoli

Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE
ADR, arriva Conciliaweb. Nuovo strumento per le risoluzione delle controversi tra utenti e compagnie telefoniche

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner