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L’avvocatura a Congresso, a Palermo prove di disgelo tra ordini e associazioni

Al 33° Congresso nazionale forense l’avvocatura si giocherà poste importanti. Da un lato, il tema cruciale della rappresentanza per la classe forense e, dall’altro, i grandi temi delle riforme penali e civili rispetto ai quali – a fronte di prese di posizione forti della magistratura – il correntismo delle associazioni sembra avere relegato l’intero ceto forense alla marginalità. Dal sei all’otto ottobre, dunque, al Palacongressi di Rimini le diverse anime dell’avvocatura italiana dovranno buttare giù le carte e scegliere la fisionomia da dare al nuovo organo di rappresentanza.

Prove generali di dialogo si sono svolte l’1 ottobre a Palermo durante un incontro organizzato dall’Associazione Giuristi Siciliani (AGIUS) guidata dall’avvocato Francesco Leone. Nell’Aula Magna della Corte d’Appello, coordinati dall’avvocato Antonello Armetta, si sono incontrati il segretario generale dell’ANF Luigi Pansini, i presidenti degli ordini di Roma, Mauro Vaglio, di Genova, Alessandro Vaccaro, e di Palermo, Francesco Greco.

Concepito per sensibilizzare direttamente l’avvocatura di base rispetto ai delicati temi che dovranno essere affrontati a Rimini il prossimo fine settimana, il convegno palermitano ha visto una partecipazione appassionata dei relatori e numerosi sono stati gli spunti emersi durante la quasi due ore di confronto. «Voi avete una possibilità che non è stata concessa a nessun altro», ha esordito l’avvocato Vaglio rivolgendosi alla platea. «In nessun’altra occasione, tra le varie componenti dell’avvocatura, si sono affrontati in maniera così approfondita i temi che saranno discussi dal Congresso nazionale. E questa volta a Rimini si discuterà di un fatto storico». Il riferimento è al superamento dell’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura), che – in applicazione dell’art. 39 della legge n. 247 del 2012 – dovrebbe cedere il posto ad un nuovo Organo chiamato ad eseguire le delibere congressuali. Ma– come amaramente puntualizza l’avvocato Vaccaro – l’avvocatura di base attraversa una fase di forte disincanto e, spesso, non sa neanche cosa sia l’OUA. «Nel nostro mondo esiste un problema serio di rappresentatività» degli organi associativi, sottolinea, «anche per noi che a Rimini saremo chiamati a prendere decisioni». È un passaggio cruciale, questo. Se non si riesce a trovare la quadra, avverte preoccupato Francesco Greco – l’avvocatura perderà di autorevolezza e le verrà meno la capacità di incidere adeguatamente sul mondo politico per dare spazio alle esigenze istanze e alle istanze legate all’esercizio della professione.

Ma le vie per il Palacongressi, si sa, sono lastricate di buone intenzioni. Per il superamento dell’OUA è necessaria una maggioranza qualificata, il 50% più uno dei delegati e non sarebbe la prima volta che i buoni propositi facciano naufragio nella buriana delle correnti. Perdere anche quest’occasione potrebbe però essere esiziale per affrontare i principali nodi legati allo svolgimento dell’attività forense. «Per poter pensare all’avvocatura del futuro, alla sopravvivenza della professione e ai problemi – gravissimi – dei giovani avvocati bisogna che noi si impari ad esprimerci in modo compatto», auspica Pansini. Resta in ogni caso il fatto che, al di là di queste  pur importanti dichiarazioni di intenti, le posizioni di partenza di tutti gli ospiti del convegno palermitano erano molto differenti e notevoli i punti di divergenza. Il dato forse storico è che, dopo anni di silenzi che hanno determinato  una frattura ai limiti dell’incomunicabilità fra ordini forensi e associazioni, i presidenti dei principali ordini – con la vistosa assenza dell’Ordine di Milano, che a Rimini probabilmente sosterrà la proposta Danovi sulla rappresentanza – e una delle principali associazioni forensi  (convitato di pietra l’Aiga, che ha preferito far atto di presenza al Congresso delle camere penali di Bologna) hanno ripreso a parlarsi. E, in quella che sembrava una guerra di posizione, al tavolo dell’Aula Magna della Corte d’Appello tutti gli intervenuti sembravano disposti a concessioni reciproche, determinati a superare l’impasse che ha portato l’OUA ad esaurire la sua spinta propulsiva, drammaticamente soverchiato dal peso di un CNF bulimico e per nulla disposto a cedere terreno. Più volte durante il convegno è risuonata la parola “Moloch” parlando dell’organo di disciplina degli avvocati. Ed in effetti, progressivo svuotamento della capacità di rappresentanza dell’organo di rappresentanza del mondo forense ha – di fatto – finito col rendere il CNF l’unico vero interlocutore politico capace di di interloquire con il ministero. Il punto di maggiore frizione da affrontare a Rimini probabilmente resterà  quello della capacità del nuovo organo di rappresentanza di dar spazio alle associazioni e lo scioglimento di questo nodo passa per il sistema elettorale prescelto. La proposta dell’Agorà degli Ordini pare debba essere la cosiddetta “Proposta Vaccaro”, improntata al sistema dei 3/4 (che consente, cioè, di esprimere i 3/4 delle preferenze in relazione al numero di rappresentanti totali da eleggere), mentre l’ANF ha di recente prodotto un documento in cui rivendica il sistema di voto dei 2/3, ritenuto  più rispettoso  «dei principi di inclusività, pluralismo e rispetto delle minoranze e della tutela di genere».

La partita riminese è tutta da giocare e i delegati, c’è da scommetterlo, stanno già affilando le armi.

Andrea Merlo

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