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Legalizzazione della Cannabis, cosa porta gli Stati ad abbandonare il proibizionismo?

Dal proibizionismo alla legalizzazione

Negli ultimi decenni l’Occidente ha dato il via ad un processo di legalizzazione della coltivazione, dell’uso e della vendita della canapa (Cannabis sativa).

Bisogna invece guardare ai primi del novecento per capire da dove deriva l’ostracismo odierno nei confronti di questa pianta. In particolare, negli Stati Uniti degli anni trenta si era avviata una campagna volta alla stigmatizzazione della “marihuana” che, attraverso una visione un po’ oscurantista, era addirittura giunta a descriverla in società come “l’erba del diavolo” o anche “assassina della gioventù”.

Un’intransigenza che negli States era stata già mostrata ardentemente nel decennio precedente, quando il Volstead Act introdusse il proibizionismo dell’alcol.

La legalizzazione nel mondo

A livello mondiale gli Stati hanno effettuato delle forme di legalizzazione della cannabis su diversi piani di applicazione.

Vi sono Stati in cui il possesso personale è depenalizzato fino a un certo quantitativo (normalmente a seguito di coltivazione privata), ma la vendita resta perseguita.

In Argentina è tollerato possedere fino a 5 grammi, in Germania 10, in Repubblica Ceca 15, in Brasile 20, fino ad arrivare ai 57,70 grammi della Jamaica. Quest’ultima, nei confronti dei rastafariani, non prevede limitazioni d’uso o di coltivazione all’interno dei loro luoghi di culto. Anche in Regno Unito è stato recentemente depenalizzato l’uso personale domestico.

Invece, contrariamente all’idea comune, nei Paesi Bassi la depenalizzazione riguarda solo gli acquisti fino a 5 grammi all’interno dei coffee shop. Al di fuori di questa regola si è perseguibili penalmente. La vera differenza dei Paesi Bassi risiede nella cosiddetta “Politica della tolleranza”, cioè nella possibilità per il Pubblico Ministero olandese di non perseguire quei reati che non minano l’ordine pubblico.

In altri Stati è consentito invece solo l’uso terapeutico al fine di curare alcune malattie o di  alleviare il dolore. In Lussemburgo questo è consentito purché si sia maggiorenni e non vengano coinvolti i minori. In Canada è pure legale a scopi medici e l’attuale governo ha in programma la legalizzazione anche a scopo ricreativo.

Infine vi sono Paesi in cui esistono luoghi autorizzati in cui consumarla, come la Spagna oppure come l’Uruguay che, nel 2013, è stato il primo stato al mondo in cui la coltivazione e la vendita sono diventati monopolio di Stato.

Un caso a sé stante sono poi gli Stati Uniti d’America. Nonostante mantengano illegale l’uso a livello federale, l’uso medico della cannabis è consentito in 25 stati, mentre Colorado e Washington hanno depenalizzato l’uso personale fino a 28,35 grammi e concesso licenze per la coltivazione e la distribuzione a scopo ricreativo.  Nel 2014 Alaska, Oregon e Washington DC l’hanno legalizzata a scopo ricreativo a cui  hanno fatto seguito, nel 2016, California, Massachusetts, Maine e Nevada.

La legislazione italiana

Alla base delle politiche proibizioniste sta generalmente l’intento di vietare la vendita e/o il consumo di sostanze ritenute nocive per l’individuo o per la società.

Più banalmente conosciute come droghe, tali sostanze, dette anche psicotrope, sortiscono l’effetto di alterare la psiche in relazione alla percezione che si ha del mondo, ma anche eccitando o deprimendo l’attività mentale. Caffeina e nicotina infatti rientrano a pieno titolo tra queste.

Nella legge n. 685/1975, il legislatore italiano ha però effettuato una distinzione formale tra le sopracitate sostanze psicotrope e le sostanze stupefacenti, inserendo la “cannabis” nella tabella II della stessa legge.

In particolare è la legge vieta la produzione e il consumo del principio attivo che la pianta della canapa produce e cioè il tetraidrocannabinolo, comunemente detto THC.

Nonostante l’uso della cannabis in Italia sia illegale, l’introduzione del successivo D.P.R. n. 309/1990, cioè il Testo unico che disciplina la materia in fatto di stupefacenti e di sostanze psicotrope, ha depenalizzato l’uso esclusivamente personale della cannabis prevedendo l’irrogazione di semplici sanzioni amministrative (ad es. sospensione o revoca di patenti).

Coltivazione al chiuso di Marijuana
Coltivazione al chiuso di Marijuana

Cosa diversa è invece la prescrizione medica della cannabis a scopo terapeutico, nonché la coltivazione di cannabis finalizzata alla produzione industriale. In quest’ultimo caso è necessaria l’autorizzazione ministeriale e che la cannabis coltivata sia a basso contenuto di THC.

Proprio per agevolare il settore della coltivazione industriale, il 14 gennaio 2017 è entrata in vigore la legge n. 242/2016 contenente “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”. Secondo alcuni questa legge è stata pensata come sorta di “aprifila” di successivi provvedimenti, volti ad imbonire quella parte dell’opinione pubblica avversa alla legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo.

Altri ritengono invece che gli intenti siano di natura economica, tra cui l’attuale ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, secondo cui in questo modo « per l’Italia si apre la strada per recuperare la leadership del passato ». Pare infatti che con la proibizione della canapa nei paesi occidentali si sia drasticamente ridotta la coltivazione di questa pianta, tra cui quella dell’Italia che era annoverata tra i produttori leader a livello mondiale.

Perché gli Stati abbandonano progressivamente il proibizionismo?

« Sono molto favorevole alla legalizzazione della cannabis perché i proibizionismi non funzionano » così ha dichiarato – in una delle sue ultime interviste – Umberto Veronesi, sostenendo che questo divieto è insensato e va a vantaggio della criminalità organizzata.

Da quando la cannabis è stata messa al bando il suo principale uso è diventato –anche se illegalmente – quello ricreativo. C’è da chiedersi allora cosa accade in quegli Stati in cui è stata permessa la legalizzazione? E quale impatto ha avuto nella società?

I primi risultati positivi della legalizzazione provengono dal Colorado, in cui è confermata la diminuzione dell’uso della marijuana tra ragazzi di 12 e 17 anni,  nonostante il consumo sembra essere aumentato nella fascia 18-24. Questo sembra accadere perché l’opinione pubblica – e quindi anche i minori – percepisce la marijuana come più “sicura”.

In più, la possibilità di acquistare legalmente questo tipo di droga ha fatto sì che trovarla clandestinamente sia più difficile; fattore che allontana ulteriormente i minori dalla ricerca di questa sostanza.

Vi sono poi i dati di organizzazioni come Drug Policy Alliance e Marijuana Policy Group, in cui viene dimostrato che l’apertura alla coltivazione di canapa può portare con sé effetti economici positivi nel campo dell’occupazione, ma anche in quello della tassazione pubblica.

Staremo allora a vedere se la legislazione italiana a favore della canapa si fermerà solo al contesto industriale.

Luigi Coccimiglio

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