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Legnini, le sanzioni non bastano per le toghe che sbagliano

Toghe che sbagliano, le sanzioni non bastano. Lo sottolinea il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, in un’intervista al ‘Messaggero’. “Con la riforma dell’ordinamento giudiziario – dice Legnini – il procedimento di incompatibilità si limita ad intervenire sulle condotte incolpevoli, riservando all’azione disciplinare quelle colpevoli. Abbiamo di recente riformato il procedimento volto ad accertare le incompatibilità, rendendolo più certo e spedito. E i primi risultati li stiamo cogliendo in queste settimane. Tuttavia, occorre una seria riforma legislativa di tale strumento se si vuole che il Csm intervenga con tempestività ed efficacia su ogni situazione di lesione del prestigio e della indipendenza della magistratura non ricompresa nelle fattispecie disciplinari previste dalla legge”.

“Mi auguro – dice – che nella prossima legislatura il Parlamento possa riformare l’istituto dell’incompatibilità ambientale e funzionale, innanzitutto eliminando il vincolo del carattere incolpevole delle condotte che limita fortemente la portata e l’incisività dell’intervento del Csm”.

Legnini pensa che “occorra promuovere una riflessione circa la possibilità, per il Consiglio, di impiegare regole deontologiche al fine di valutare i percorsi di carriera dei magistrati, sostanzialmente utilizzando questi dati e fatti per valutarne l’operato in senso largo”. In altre parole, osserva ancora, “al Consiglio spetta di applicare la legge e la sua normativa secondaria riguardo al sistema disciplinare e alle incompatibilità; ma se il legislatore non interverrà con le riforme, le condotte ricomprese in quella zona grigia a cui mi sono riferito potranno, al più, essere valutate nell’ambito degli altri procedimenti affidati al Csm: tra questi, in particolare, le valutazioni o il conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi”. (Sin/AdnKronos)

 

 

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