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Lettera a Piero Calamandrei a 60 anni dalla scomparsa

Caro Calamandrei,

Le scrivo da un mondo  con poca  o nessuna “Fede nel diritto”, ormai. E chissà come sembrerebbe l’Italia di oggi a Lei che affrontò a muso duro il camerata Kesselring, a Lei che la Costituzione l’ha vista nascere articolo dopo articolo. Chissà che direbbe  davanti ad una campagna referendaria che mette i personalismi davanti allo spirito costituzionale.

Lei,  che ha dedicato la sua vita alla Resistenza e da vecchio partigiano non ha mancato di spiegarci che la libertà è come l’aria: ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare; che ci ha insegnato che la nostra Costituzione non è una carta morta, è un testamento, un testamento di centomila morti.  Una lezione senza tempo, per lasciare una traccia ai giovani di ieri, ma anche di domani. Parole memorabili: Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.

Io studio per diventare avvocato, adesso. E, ogni qual volta entro in un’aula di tribunale; ogni qual volta la scritta che campeggia alle spalle del giudice mi riempie gli occhi, le Sue parole non smettono d’essermi d’insegnamento: ottimo è quell’avvocato di cui il giudice, finita la discussione, non ricorda né i gesti, né la faccia, né il nome: ma ricorda esattamente gli argomenti che, usciti da quella toga senza nome, faranno vincere la causa al cliente. Parole che valgono più di un manuale di deontologia forense. 

Rifletto su quanto essere giovani significhi poter coltivare i propri sogni, sulle difficoltà che possono incontrarsi lungo il percorso e sulla necessità di far sentire, sempre, la propria voce poiché le parole dei giovani sono parole di speranza, preannunziatrici dell’avvenire.

Cosa penserebbe, allora, se le dicessi che talvolta noi giovani, giuristi e no, perdiamo fiducia in questo sistema e partiamo per cercare fortuna lontano da questo Paese, ritrovandoci, di colpo, anche senza affetti?

Qui non uso il condizionale, perché sono certo della lezione più importante imparata da lei, quella che tiene ancora vivo il sogno mio e di tanti altri: “per trovar giustizia bisogna essere fedeli: essa, come tutte le divinità, si manifesta solo a chi ci crede”.

Malgrado tutto, penso valga la pena continuare a credere.

Francesco Donnici

 

 

 

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