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Licenziamento legittimo anche se l’infrazione commessa dal dipendente non costituisce reato

Tempi duri per i furbetti ! La Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 22486 pubblicata il 4 novembre 2016 ha dichiarato la legittimità del licenziamento del dipendente per una condotta ritenuta priva di disvalore penale.

Il caso

La vicenda sottoposta all’attenzione della Suprema Corte riguardava un dipendente pubblico, il quale, dopo aver goduto dell’indennità per inabilità temporanea a causa di un infortunio, pur essendo consapevole che il periodo di malattia per infortunio indennizzato dall’Inail era terminato, continuava a produrre certificati, rilasciati proprio medico curante, recanti la dicitura “uso Inail continuazione infortunio”, confidando sugli «usuali notevoli ritardi nei controlli» da parte dell’Agenzia del Demanio, da cui dipendeva. Così facendo, il “lavoratore” riusciva ad eludere anche le eventuali visite fiscali, percependo l’intera retribuzione per circa due anni senza prestare alcuna attività lavorativa, salvo poi essere finalmente scoperto e licenziato.

L’excursus processuale

In primo grado il Tribunale confermava, sul piano civile, la legittimità del licenziamento intimato dall’amministrazione, mentre il giudizio penale si concludeva con l’assoluzione del dipendente per mancanza dell’elemento soggettivo del dolo della truffa perpetrata ai danni dell’ente pubblico. In appello, invece, i giudici riformavano la sentenza di primo grado, annullando il licenziamento intimato dall’Agenzia del Demanio ed ordinando, per l’effetto, la reintegra del dipendente.
L’annosa questione era, dunque, rimessa alla Suprema Corte.

La decisione della Corte

La Corte cassando la sentenza impugnata, ha ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente che aveva posto in essere una condotta priva di disvalore penale.
I Giudici evidenziano, infatti, che la violazione da parte del dipendente dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, prescinde dall’accertamento della rilevanza penale della condotta. Pertanto, il Giudice, nella valutazione del comportamento del dipendente deve anche considerare l’idoneità del comportamento a porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento e ad incidere sull’elemento essenziale della fiducia, sotteso al rapporto di lavoro.

Nel caso di specie, si ricorda come il lavoratore assente per malattia è tenuto al rispetto, con particolare rigore, degli obblighi di correttezza e diligenza che incombono ordinariamente sul prestatore di lavoro, rientrando tra tali obblighi non solo la cura della regolare ricezione, da parte del datore di lavoro, delle comunicazioni relative agli impedimenti del regolare espletamento della prestazione (ex multis, Cass. 7 maggio 2013, n. 10552; Cass. 13 maggio 2014, n. 10352; Cass. 4 giugno 2014, n. 2563) ma anche la disponibilità a sottoporsi alle periodiche visite mediche di controllo prescritte per i dipendenti assenti per malattia.
Nel caso sottoposto all’attenzione della Corte, ciò non si era verificato ed il dipendente “furbetto” era riuscito a percepire per anni l’intera retribuzione, senza prestare alcuna attività lavorativa, approfittando della lentezza dei controlli da parte dell’amministrazione datrice.
Tuttavia, secondo la ricostruzione operata dalla Suprema Corte, tale pacifica inefficienza non poteva certamente escludere o limitare il rigoroso rispetto degli obblighi di correttezza e diligenza ordinariamente incombenti sul prestatore di lavoro assente per malattia, anzi avrebbe dovuto portare l’interessato a prestare
maggiore attenzione al rispetto di tali obblighi e, data la consapevolezza dello stesso delle lunghe tempistiche dell’Agenzia per i controlli, all’attivazione dello stesso anche mediante richiesta di informazioni sulla regolarità della propria posizione.
Interessante, infine, l’ulteriore motivo a sostegno della legittimità del licenziamento. La Corte, infatti, evidenzia il “disvalore ambientale” della condotta del dipendente ed il rischio che la stessa costituisca per gli altri lavoratori un modello diseducativo e disincentivante dal rispetto degli obblighi che incombono sui dipendenti( ex multis, Cass. 5 gennaio 2015, n. 13; Cass. 6 giugno 2014, n. 12806; Cass. 4 dicembre 2002, n. 17208).

Domenica Maria Formica

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