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Licenziare due volte lo stesso dipendente? Per la Corte è legittimo

Licenziare due volte lo stesso dipendente? Per la Corte è legittimo

Licenziare un dipendente e raggiungere questo obiettivo con qualunque mezzo purché legalmente accettato. Sarà stato questo l’intento che ha spinto un datore di lavoro a licenziare un suo dipendente non una ma ben due volte e con altrettante distinte motivazioni.

licenziare due volte lettera

La vicenda ha come protagonista un dipendente vittima di una strategia che, oltre al danno del licenziamento si è aggiunta la beffa di uno espediente ben architettato e, come chiarito nella sentenza della Corte di Cassazione n. 17247/2016, assolutamente legale.

Licenziare qualcuno solo se esiste una giusta causa

Tutto è iniziato quando il datore di lavoro, in contrasto con il proprio dipendente, aveva comunicato un licenziamento dando motivazioni di tipo disciplinare. Una decisione ritenuta illegittima dal lavoratore che, per ottenere la reintegrazione del proprio posto e i relativi benefici a esso connessi, ha portato la questione in un’aula del tribunale.

I tempi tecnici della giurisprudenza italiana, però, hanno portato avanti la questione per molto tempo offrendo al datore di lavoro un’ulteriore occasione per rafforzare le motivazioni dell’allontanamento e trovare, almeno per il secondo licenziamento, una giusta causa.

Per la legge basta solo che uno dei due sia un licenziamento legittimo

Mentre la questione cercava di essere chiarita in termini legali, infatti, è scaduto il “tempo di comporto”. Si tratta, in sintesi, di quell’arco di tempo entro il quale il datore di lavoro ha il dovere di mantenere il posto al proprio dipendente che, temporaneamente, si trova assente o impossibilitato a svolgere le sue normali funzioni.

Nel caso in cui, dunque, il giudice avesse stabilito illegittima la prima controversia (quella effettuata per motivi disciplinari) allora sarebbe stati presenti gli estremi per un secondo licenziamento, questa volta motivato da un’eccessiva assenza dal posto di lavoro.

Il diritto di licenziare senza aspettare l’annullamento

Nella sentenza il giudice ha chiarito che non esiste nessun “congelamento” dello status quo come, di fatto, auspicava il ricorrente e che, pertanto, le due lettere di licenziamento potessero essere compatibili.

In una sentenza emessa nel 2006 dalla Corte di Cassazione si obbligava il datore di lavoro ad attendere un’eventuale annullamento del licenziamento viziato prima di poter effettuare il secondo. In questo caso, però, l’attesa avrebbe avvantaggiato il ricorrente a discapito della controparte per gli eventuali ulteriori «contributi previdenziali sulle retribuzioni dovute al lavoratore reintegrato».

Marcella Sardo

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