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Litiga con la moglie e colpisce la suocera: condannato

Litiga con la moglie e colpisce la suocera: condannato

E’ italiano il remake del film di successo del regista Robert Luketic, “Quel mostro di suocera”, verrebbe da pensare. Ma la povera protagonista della nostra vicenda, non è la maligna, alcolizzata e tremenda suocera interpretata da Jane Fonda, ma un’ anziana donna, che ha provato disperatamente a difendere la figlia dall’ennesima sopraffazione del marito. E allora, offese, schiaffi, spintoni, addirittura una mano fratturata e una contusione all’occhio sinistro. Si legge tra le deduzioni difensive del reo, che lo stesso covasse da tempo astio nei confronti della donna: un livore illogico e illegale, secondo i giudici di Piazza Cavour, per sfogarsi tutto d’un tratto, a causa dell’ennesimo diverbio, con una vera e propria aggressione. Spropositata, quindi, la reazione dell’uomo, frutto, secondo i giudici, dei risentimenti ormai radicati nei confronti della suocera. Inevitabile perciò la conferma della condanna del genero alla pena di cinque mesi di reclusione per “lesioni personali aggravate”.

Il principio enunciato dalla Corte di Cassazione

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la Sentenza n.39699/2016, applicando un principio già precedentemente enunciato secondo cui “La difesa legittima non è applicabile a chi si pone volontariamente nella situazione di pericolo dichiarandosi disposto (pur di colpire l’avversario), ad esercitare – ed in concreto esercitando – una violenza analoga a quella a cui viene sottoposto” (Cass. Pen. Sent. n. 4313/1978).

La sentenza

In effetti i Giudici, pur considerando le prospettazioni difensive in fatto, secondo cui l’imputato sarebbe stato aggredito dalla moglie e dalla suocera, che avrebbero reagito violentemente ad un gesto affettuoso dell’uomo, che in occasione del rientro a casa della consorte, aveva tentato di darle un bacio, hanno escluso la ricorrenza dell’esimente (legittima difesa) per la mancanza dei requisiti di legge (appunto per la volontaria determinazione dello stato di pericolo e la sproporzione della reazione), rilevando anche l’animus aggressivo che muoveva lo stesso per un profondo astio contro l’anziana donna, e non il mero, dedotto, intento difensivo. Invero, le pur articolate deduzioni del ricorrente, secondo i giudici di Piazza Cavour, non hanno valore, poiché si limitano a riproporre la tesi della pretesa inevitabilità di una reazione dell’uomo all’aggressione portatagli congiuntamente dalle donne, senza peraltro superare, sia il rilievo che il litigio tra i coniugi, per stessa ammissione dell’imputato, fosse scaturito dalla sua insistenza nel costringere la moglie a subire gesti di affetto, che lei non valutava più come tali, avendo peraltro da pochi mesi presentato una denuncia a suo carico per maltrattamenti, sia l’evidente sproporzione dell’azione lesiva. Da non sottovalutare, altresì, la circostanza che non fosse necessaria una reazione in quel modo violenta a fronte di un mero atteggiamento  della donna, diretto solamente a fare cessare un comportamento, ritenuto ingiustamente offensivo.

“Il tuo bacio è come un rock, che ti morde col suo swing…” cantava Adriano Celentano, ma, talvolta, un bacio se non ben accetto, genera conseguenze ancor più avverse.

Mariano Fergola

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