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Lombardia: uccisero il cane a bastonate ma vengono assolti

Sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” i due pastori proprietari di Moro, il cane ucciso a Brescia il 12 luglio del 2014.

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Fotogramma dell’uccisione di Moro

IL CASO. E’ il 12 luglio 2014 quando in Vallecamonica, a Breno (BS), un passante – la cui identità resta ad oggi  ancora sconosciuta – riprende due pastori, Giacomo e Domenico Rondelli, rispettivamente padre e figlio di 51 e 21 anni, che a colpi di bastonate e sassate uccidono il loro cane Moro.

Le immagini cruente arrivano alle testate giornalistiche, alle televisioni locali, alle associazioni animaliste e, soprattutto, alla Procura di Brescia che accusa i due uomini di maltrattamento ed uccisione di animali e chiede la loro condanna ad 1 anno ed 11 mesi di reclusione poiché era “evidente la volontà di uccidere il cane“.

Il processo inizia e i due pastori si difendono sostenendo di aver ucciso il cane per legittima difesa; Moro – secondo quanto riferito nel corso dell’udienza da Giacomo Rondelli – aveva iniziato a ringhiare contro il figlio dodicenne e, pertanto, aveva dovuto scegliere: o l’animale o il bambino. Il pastore, infatti, ha dichiarato che «era l’unica cosa da fare, prima che facesse del male a lui o a noi, oppure a qualcuno dei turisti che percorrono il sentiero per il lago della Vacca».

Fotogramma tratto dall'uccisione di Moro
Fotogramma tratto dall’uccisione di Moro

La Procura, intuendo che la tesi della legittima difesa potrebbe agevolare i due pastori, aiutata dalle associazioni animaliste, cerca di trovare il testimone oculare: colui che ha scattato le fotografie che dimostrano come barbaramente sia stato ucciso Moro. Del teste, tuttavia, non si sa nulla. Quel fotografo – probabilmente un turista di passaggio – che potrebbe essere la chiave di volta del processo è sparito nel nulla.

Alla Pubblica Accusa, quindi, restano solamente quelle foto che mostrano un cane sdraiato a terra, inerme, colpito prima con un bastone – che aveva con se l’indagato per pascolare la mandria – poi con una sassata – raccolta in quel momento a terra – mentre intorno a lui nessuno fa nulla per impedire che ciò avvenga.

LA DECISIONE. Il 23 dicembre 2016 il Tribunale di Brescia, tra l’incredulità e lo sgomento dei più, emette la sentenza di assoluzione nei confronti dei due pastori perché “il fatto non sussiste”.

sassata-cane-moroLa Lav – che si era costituita parte civile nel processo – commenta attraverso Ilaria Innocenti, responsabile dell’area animali familiari, «Una sentenza che ci lascia sgomenti. La crudeltà inaudita e documentata dalle fotografie pubblicate non trova, a nostro avviso, spiegazione nella tesi della legittima difesa». L’associazione, in attesa di leggere la motivazione della sentenza, ha chiesto al PM di ricorrere all’appello affinché non resti impunito un simile atto di inciviltà e invita il testimone oculare – che riprese la scena – ad uscire dall’anonimato così da spiegare come, effettivamente, si svolsero i fatti e garantire una giustizia che, questa volta, non è stata garantita nell’aula di giustizia.

Quella che abbiamo raccontato oggi è l’ennesimo caso di maltrattamento di animali che investe le aule di giustizia. A tal proposito riportiamo che l’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) ha stimato che in Italia ogni anno vengono torturati e uccisi circa 15000 cani e gatti: numero destinato a crescere se si prendesse in considerazione, genericamente, ogni forma di maltrattamento di animali.

Negli ultimi anni, numerosi sono stati gli interventi e le campagne volte a promuovere e a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’inasprimento delle pene nei confronti di chi  uccide e maltratta gli animali. Basti pensare alla parlamentare On. Michela Brambilla, amica degli animali, che recentemente ha ribadito la necessità del carcere per “chi maltratta gli animali e li uccide senza necessità”, a Rocco Siffredi che nel 2015 lanciò lo Spot “Pene più dure per chi maltratta gli animali” e da ultimo Sabrina Ferilli che ha supportato pubblicamente la campagna contro il maltrattamento degli animali.

Masterlex, da sempre a favore degli animali, invita nuovamente i propri lettori a denunciare senza timore i casi di maltrattamento di animali contattando il numero gratuito 1515 – Corpo Forestale dello Stato.

Chi non denuncia un maltrattamento di animali

è complice tanto quanto colui che lo commette

 Rosa d’Aniello

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