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L’Unione Camere Penali attacca il M5S:«Inaccettabili le liste di proscrizione da novelli Roberspierre»

 

L’attacco ai giornalisti scagliato dagli esponenti del Movimento 5 stelle è puro giustizialismo, incompatibile con lo Stato di diritto. Lo sostiene l’Unione delle Camere penali italiane, che, senza girarci attorno, interviene in risposta alla lettera-denuncia presentata all’Ordine nazionale dei giornalisti dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio nella quale indica una lista nera di giornalisti da sanzionare. «Da sempre – si legge nella nota dell’ Osservatorio sull’Informazione Giudiziaria che l’unione dei penalisti conduce insieme all’Università di Bologna- il movimento politico cui fa riferimento il sindaco di Roma ha fatto di quello che, un po’ rozzamente, viene definito giustizialismo, un cavallo di battaglia. Osanna della magistratura “a prescindere”; condanne preventive irrogate sommariamente ed in modo esemplare; giudizi irrevocabili affidati alla stampa e a mezzo web».

I penalisti italiani ritengono che subordinare il rispetto dei diritti civili e delle garanzie processuali ad esigenze di lotta politica possa compromettere il corretto funzionamento della democrazia. «Quando le inchieste toccano i propri interessi è fin troppo facile accantonare quel che si invoca contro gli altri, tanto più se le inchieste giudiziarie seguono i canoni tradizionali del processo mediatico parallelo, fatto di “indiscrezioni”, “anticipazioni”, fughe di notizie e di tutto il tradizionale armamentario del circo mediatico giudiziario descritto ormai molti anni fa dall’avvocato francese Soulez Larivìere. Inutile sottolineare che questi fenomeni non pesano nel giudizio di chi, da sempre, ritiene che il rispetto delle regole del gioco -ivi compresa tra queste la presunzione di innocenza, che dovrebbe essere rispettata anche dai mezzi di informazione- sia più importante del “gioco” stesso».

L’Ucpi punta il dito contro le continue fughe di notizie – vere o presunte che siano-  durante le indagini, che producono «sviluppi perversi del circo mediatico giudiziario». Né  si rallegra del fatto che, questa volta, la strumentalizzazione politico-giornalistica di vicende giudiziarie si sia ritorta contro  un movimento come quello dei grillini, che ha finora spregiudicatamente adoperato la velina di procura come strumento di lotta politica.«Per chi ha a cuore una società fondata sui principi dello stato di diritto – scrivono i penalisti- la situazione descritta non genera nessuna soddisfazione, ma anzi ulteriore preoccupazione. E le liste di proscrizione di singoli giornalisti da parte dei novelli Robespierre, oltre ad essere inaccettabili e proprie di concezioni autoritarie, e a dimostrare totale incomprensione del problema, non contribuiscono in nessun modo ad una riflessione adeguata sul fenomeno mediatico-giudiziario. Resta l’amara considerazione per la quale, ancora una volta, la “giustizia” sembra consegnata alle sconsiderate pressioni mediatiche, agli impulsi colpevolisti “in anticipo” della cosiddetta società civile, all’asse informativo convergente dei circuiti della comunicazione e della investigazione».

La critica dell’Unione delle camere penali non risparmia neanche la Procura di Roma, pur prudentissima nei rapporti con la stampa, accusata di «non reagire alla valanga di indiscrezioni e anticipazioni, alla pubblicazione “in esclusiva” di “sms”, agli scoop dei TG serali secondo cui il sindaco “sarebbe” iscritto nel registro degli indagati per ulteriori episodi».

(Amer)

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