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Mafia: Gabrielli, un reato da cambiare

Roma, 23 lug. – “Dobbiamo convincerci tutti che la corruzione è l’incubatrice delle mafie. E invece vedo un atteggiamento da scampato pericolo nei confronti della sentenza sul ‘Mondo di Mezzo’, come a dire: la corruzione è una cosa, la mafia è un’altra. E questo, secondo me, è un approccio molto pericoloso”. E’ quanto afferma il capo della polizia Franco Gabrielli in un’intervista a ‘Il Messaggero’ dopo la sentenza sull’inchiesta Mafia Capitale che ha visto decadere l’articolo 416 bis, ossia l’aggravante mafiosa.

“Dal mio punto di vista – spiega Gabrielli – l’accusa da cui muove questa inchiesta rappresenta una sorta di interpretazione avanzata del rapporto tra corruzione e mafia. Leggeremo le motivazioni della sentenza per vedere se questa interpretazione è troppo avanzata. Ma se viene considerata troppo avanzata, a questo punto questa inchiesta interroga il legislatore”.

Il capo della Polizia ritiene che “se non ci sono le condizioni affinché un giudice – nella sua legittima autonomia – non aderisca a questa interpretazione avanzata della Procura di Roma, vada cambiato lo schema legale del 416 bis. Se la sentenza non coglie la modernità dell’impostazione dell’accusa e la correlazione tra corruzione e mafia, bisogna rimodellare la formulazione del reato di 416 bis”.

Ma basterà cambiare lo schema legale del 416 bis? “Nessuno è così ingenuo da pensare che la corruzione sparirà. Io sono dell’idea che non sparirà la corruzione come non spariranno le altre forme criminali, perché attengono al profilo degli essere umani. La sfida è far si che i fenomeni patologici siano relegati ad una eccezionalità e non ad una disarmante fisiologia. La strada più indicata, secondo me, è quella di arrivare all’emissione di pene severe, come quelle stabilite dal tribunale di Roma per il Mondo di Mezzo, e soprattutto pene certe”.

(Sib/AdnKronos)

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