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Mafia e voti: quando lo “scambio” è solo corruzione elettorale

Mafia e voti: quando lo “scambio” è solo corruzione elettorale.
Cassazione Penale, Sezione Prima, sentenza 45152/2016.

Niente reato di scambio elettorale politico-mafioso quando la condotta procacciatrice di voti (con conseguente dazione o promessa di utilità nei confronti di terzi), esplicata in favore di un politico, non arrechi alcun vantaggio per un’associazione mafiosa.
Perché possa ritenersi configurato tale reato, è necessario, infatti, che la condotta corruttiva sia percepita come proveniente da un clan mafioso ed allo stesso riferibile. Deve essere, cioè, idonea ad esercitare “sui soggetti passivi, quella particolare coartazione o quella conseguente intimidazione, propria delle organizzazioni della specie considerata”.

Al contrario, se l’attività di procacciamento voti non promani da associati o, comunque, non venga attuata mediante l’impiego del metodo mafioso e non sia funzionale alla vita ed al funzionamento della cosca non può essere alla stessa collegata e non può configurare il reato suddetto, rientrando, invece, nel quadro giuridico della fattispecie di “corruzione elettorale”, prevista dall’art. 86 D.p.r. n. 570/1960.

Mafia e voti
Mafia e voti

Il reato di corruzione elettorale.

Tale norma prevede la punibilità di chiunque (si tratta, quindi, di un reato comune) “per ottenere, a proprio od altrui vantaggio … il voto elettorale o l’astensione, da’, offre o promette qualunque utilità ad uno o più elettori, o, per accordo con essi, ad altre persone”.
Si punisce, quindi, non solo il candidato che, per procurarsi il voto offre, promette o materialmente consegna agli elettori denaro o altre utilità, ma anche il terzo che agisca, allo stesso modo, in suo favore. In tale ultima ipotesi, la condotta si atteggia a promessa del fatto del terzo che, tuttavia, poiché può essere effettuata anche senza l’intervento del candidato politico, impegna, evidentemente, solo chi la effettua.
In ogni caso, per la configurabilità della fattispecie e l’applicabilità della sanzione è sufficiente la sola promessa, trattandosi di reato di pericolo astratto.

Corruzione elettorale: anche il corrotto viene punito.

Infine, poiché la norma tutela l’interesse dello Stato al libero e corretto svolgimento delle consultazioni elettorali, è evidente come l’aver “accettato offerte o promesse” o “ricevuto denaro o altra utilità” per dare o negare ad altri un voto, ponendosi come vera e propria controprestazione, legittima la punibilità anche dell’elettore (corrotto).
Quindi, niente scuse per chi si lascia corrompere: si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da euro 309 a euro 2.065!

Laura Piras

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