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E-mail è prova del conferimento dell’incarico, il professionista deve quindi essere pagato

E-mail, fax e altri strumenti permettono di richiedere e ricevere una consulenza. Attraverso una e-mail si può dunque conferire un incarico a un libero professionista e, a meno che non si specifichi la gratuità della richiesta, la consulenza deve essere retribuita.

Lo stabilisce la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1792 del 2017 che proprio in questi giorni si è pronunciata su questo argomento.

Ma qual è il caso oggetto di analisi della Suprema Corte? Scopriamo insieme il motivo di ricorso e la decisione finale.

Il caso: richiesta consulenza via e-mail

Il ricorso è stato proposto da P. un ingegnere residente in Svizzera a cui, a suo dire, era stata richiesta una consulenza da una società italiana. Il compenso richiesto dall’ingegnere per la consulenza e l’assistenza, utile alla società per ottenere una certificazione e dei finanziamenti regionali, è di 8.500 euro. La società nega però di avergli affidato l’incarico. La comunicazione tra le due parti e l’ente certificatore era avvenuta attraverso fax ed e-mail.

Il Tribunale di Gorizia, chiamato a pronunciarsi sul caso analizzato, aveva ritenuto che fosse “assente uno specifico incarico” e la Corte d’Appello di Trieste con sentenza 284 del 2012 aveva rigettato la richiesta.

L’ingegnere, dunque, propone ricorso in Cassazione sostenuto da un unico motivo contro la sentenza citata precedentemente.

La decisione della Suprema Corte: l’e-mail è una prova del conferimento incarico

Secondo la Corte di Cassazione il motivo è fondato. Nelle motivazioni di tale decisione la Corte cita delle precedenti sentenze delle Corte che spiegano nel dettaglio il suo orientamento.

“Il rapporto di prestazione d’opera professionale, la cui esecuzione sia dedotta dal professionista come titolo del diritto al compenso, postula l’avvenuto conferimento del relativo incarico in qualsiasi forma idonea a manifestare inequivocabilmente la volontà di avvalersi della sua attività e della sua opera da parte del cliente convenuto per il pagamento di detto compenso. La prova dell’avvenuto conferimento dell’incarico, quando il diritto al compenso sia dal convenuto contestato sotto il profilo della mancata instaurazione di un siffatto rapporto, può essere data dall’attore con ogni mezzo istruttorio, anche per presunzioni, mentre compete al giudice di merito valutare se, nel caso concreto, questa prova possa o meno ritenersi fornita.”

Dunque anche se lo scambio di richiesta di consulenza avviene attraverso una e-mail, che potrebbe essere erroneamente vista come più informale, è in realtà una prova che può essere necessaria al giudice per decidere su una causa.

Nel caso specifico, il professionista richiedente aveva presentato come materiale utile a sostegno della sua tesi due fax del 2003 e una e-mail del 2004, inviate dalla società all’ente certificatore e allo stesso ingegnere. Nella e-mail la società chiedeva espressamente all’ingegnere di verificare quanto richiesto dell’ente certificatore.

La sentenza impugnata viene annullata e rinviata ad un’altra sezione della Corte d’Appello di Trieste per una nuova analisi.

In sintesi, è utile tenere in mente che quando si chiede una consulenza a un libero professionista, anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, questo servizio deve essere retribuito a meno che non venga specificato. L’e-mail è una prova del conferimento dell’incarico.

Maria Rita Corda

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