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Mano pesante della maestra e…della Corte di Cassazione

Mano pesante della maestra e…della Corte di Cassazione

Insegnanti che provate a riprendere gli alunni con qualche scappellotto: occhio a ciò che fate, perché si configurerebbe a vostro carico il reato di abuso dei mezzi di correzione.

Scappellotto all’alunno? Scatta la condanna per abuso dei mezzi di correzione nei confronti dell’insegnante.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sez. V Penale, con la recente sentenza 21 luglio 2016 n. 31642 che ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla maestra.

La Corte di Appello di Bari, nel confermare la sentenza del Tribunale di Foggia, aveva, infatti, dichiarato la docente colpevole dei reati di lesioni personali e di abuso dei mezzi di correzione in danno di un minore, condannando la stessa alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili nel processo (i genitori del bimbo).

E sulla stessa falsariga anche i giudici hanno deciso di bandire le bacchettate: in mancanza scatta il reato previsto dall’art. 571 c.p..

Mano pesante della maestra: conseguenze penali

Risponde, quindi, penalmente del suo comportamento la docente che strattona per i capelli e rifila uno scappellotto a un alunno in classe; episodio ancor più grave se avviene davanti a tutti con tanto di umiliazione.

V’è di più; se tale condotta causa dolori al ragazzo, il tutto comprovato da idonea certificazione medica, si è in presenza anche del reato di lesioni personali poiché lo scopo educativo non presuppone la violenza.

Quanto lamentato dal minore, nel caso sottoposto alla Suprema Corte, ha trovato piena conferma anche nelle parole del bidello, testimone dell’accaduto allorquando la maestra rifilava al bambino, in lacrime, due schiaffi sulla nuca.

Circostanza, quest’ultima, che prova l’indole violenta dell’imputata e l’attendibilità del racconto del minore circa il comportamento subito.

Mano pesante della maestra: il precedente della Corte di Cassazione

Giova rimarcare che la Corte di Cassazione, sez. VI Penale, con la sentenza 14 giugno 2012 n. 34492, aveva già catalogato come abuso punibile, a norma dell’art 571 c.p., il comportamento doloso che umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un bambino, causandogli pericoli per la salute, anche se è compiuto con soggettiva intenzione di disciplina.

E la recente sentenza n. 31642/2016 fuga, in tal modo, ogni dubbio sulla circostanza che non ogni intervento correttivo può ritenersi lecito solo perché soggettivamente finalizzato a scopi educativi.

Antonello Mango

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