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Manovra: pacchetto semplificazione fisco, arriva norma addio studi settore

     Roma, 9 nov. – L’addio agli studi di settore viene scritto nero su bianco, con una norma. Il lungo processo che porta alla sostituzione dello strumento con gli «indici di affidabilità» viene fissato con un emendamento al decreto legge collegato alla manovra, approvato dalle commissioni Finanze e Bilancio della Camera. Il superamento degli odiati studi sono stati annunciati dal ministero dell’Economia a settembre, quale risultato degli incontri tra la commissione degli esperti, le associazioni di categoria e gli ordini professionali.

     La norma fa parte di un pacchetto di misure, che hanno l’obiettivo di semplificare il sistema fiscale, che prevede anche lo slittamento del termine di alcuni versamenti fiscali, per evitare un ingorgo, dal 16 giugno al 30 giugno. Per smaltire il numero delle partite Iva inattive viene introdotta una misura che rende la cancellazione automatica dopo 3 anni di inattività.

La cedolare secca sugli affitti potrà essere utilizzata anche sei il proprietario ha dimenticato di registrare il contratto dilocazione. Il regime agevolato sulla tassazione «non comporta la revoca dell’opzione esercitata in sede di registrazione del contratto di locazione, qualora il contribuente abbia mantenuto un comportamento coerente con la volontà di optare per il regime». L’interessato dovrà però effettuare i relativi versamenti e dichiarare i redditi da cedolare nel relativo quadro della dichiarazione dei redditi.

È prevista una sanzione di 100 euro nel caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l’opzione per l’applicazione della cedolare secca, entro 30 giorni dal verificarsi dell’evento. La sanzione è ridotta a 50 euro se la comunicazione è presentata con ritardo non superiore a 30 giorni.

     Torna la possibilità di presentare l’F24 cartaceo, anche per saldi superiori a 1.000 euro. Sale poi da 15.000 a 30.000 euro il tetto del rimborso a cui ha diritto il contribuente che, non potendo utilizzare l’ammontare completo della detrazione a cui ha diritto attraverso la dichiarazione dei redditi, può far slittare il risarcimento all’anno successivo.

(Sim/AdnKronos)

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