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Mantenimento: i redditi in nero dell’ex non concorrono a determinare il «tenore di vita»

Se ne facciano una ragione le ex signore di mariti separati: i redditi in nero dell’ex coniuge, ove non indubitabilmente comprovati, non concorrono a determinare il «tenore di vita» della famiglia ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento dovuto al figlio ed alla moglie.

I principi per la determinazione del “tenore di vita”

Questo è quanto stabilito dalla IX sezione civile del Tribunale di Milano nella recentissima ordinanza del  24 ottobre 2016. Con questa ordinanza il giudice ha chiarito che i parametri per la determinazione del contributo al mantenimento dei figli sono dettati dall’art. 337-ter, comma 4 del c.c. e sono commisurati alla capacità reddituale e patrimoniale dei genitori in rapporto anche alle esigenze dei figli ed in relazione alla loro età, ai tempi di permanenza presso ciascun genitore ed all’accudimento diretto di cui ciascun genitore si fa carico. Il giudice, ai sensi dell’art. 337-ter, e 156 del c.c., in mancanza di diversi accordi tra le parti, tiene conto dei parametri indicati dalle citate norme e quantifica l’ammontare degli assegni in un quantum che sia idoneo a coprire tutte le esigenze di mantenimento e quelle abitative in relazione al tenore di vita complessivamente goduto da moglie e figli, con esclusione solo delle spese straordinarie che non sono prevedibili né quantificabili.

 

La vicendamama-1751487

Nella causa che ha originato l’ordinanza richiamata, l’ex moglie contestava che il marito avesse  un reddito maggiore di quello dichiarato fiscalmente. Di quanto sostenuto l’attrice aveva prodotto agli atti gli esiti di una indagine investigativa che aveva documentato entrate effettivamente superiori a quelle del reddito professionale, riscontrabili su entrambi i conti, quello personale e quello professionale, dell’ex marito. Il giudice tuttavia, pur avendo riscontrato perplessità e presumibili irregolarità sui conti, aveva ritenuto gli elementi probatori offerti dalla ricorrente non sufficienti e da approfondire in altra fase processuale con tutte le eventuali conseguenze penali e fiscali.

Le conclusioni

In conclusione, per il Giudice, la contestazione di maggiori entrate contributive al marito, oltre quelle indicate nella dichiarazione fiscale, non è di per se sufficiente a far lievitare gli assegni di contribuzione al mantenimento. Vi devono essere chiari ed un univoci elementi probatori in sede istruttoria circa la reale sussistenza e percezione, da parte del coniuge, di somme non fatturate. In mancanza di prove certe, eventuali contestazioni si possono considerare soltanto indiziarie e non potranno pertanto dar luogo ad una diversa valutazione del valore degli assegni di mantenimento per il figlio e la moglie che vanno calcolati sulla base della situazione reddituale e patrimoniale accertata.

 Rosy Abruzzo

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