Shopping Cart

Militare deceduto per malattia contratta in guerra: è vittima del dovere e ha diritto al risarcimento

Se un militare muore in conseguenza di una malattia contratta in guerra, i familiari possono chiedere al Ministero della Difesa l’indennizzo spettante in favore delle vittime del dovere.

Militare deceduto per malattia contratta in guerra e diritto all’indennizzo assistenziale

La Cassazione Civile a Sezioni Unite con la sentenza n. 23300 del 16 novembre 2016 si è pronunciata in favore del diritto al risarcimento del danno in favore di un militare deceduto in conseguenza di malattia contratta nei luoghi di guerra in cui era in servizio.

La Corte Suprema ha in ultima istanza accolto la domanda dei genitori ed eredi di un militare ventisettenne in ferma prolungata deceduto per una rarissima forma tumorale, il rabdomiosarcoma, dopo essere stato più volte impiegato in operazioni in zone di guerra, in Somalia e Bosnia.

Questi avevano convenuto in giudizio il Ministero della Difesa chiedendo il risarcimento dei danni subiti, riconosciuti dal giudice del lavoro del Tribunale di Mantova e dalla Corte d’Appello di Brescia.

Con ricorso per Cassazione, il Ministero della Difesa impugnava la sentenza facendo valere la competenza del giudice amministrativo in luogo di quello ordinario. La Corte rigettava il motivo di ricorso stabilendo che, vertendosi in tema di diritti soggettivi in materia di assistenza, non trovava applicazione la riserva di giurisdizione del TAR in materia di rapporti di pubblico impiego, bensì la Legge 266 del 2005 rientrante nella giurisdizione del giudice ordinario.

In particolare, secondo la Corte il militare deceduto per malattia contratta in guerra sarebbe da qualificarsi come “vittima del dovere” ai sensi dell’art. 1 della Legge 266 del 2005, norma che estende a tale categoria di soggetti i benefici riconosciuti alle vittime della criminalità e del terrorismo.

Militare deceduto per malattia contratta in guerra, è vittima del dovere

Per “vittime del dovere” secondo la Legge 266 del 2005, si intenderebbero tutti i dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: nel contrasto ad ogni tipo di criminalità, nello svolgimento di servizi di ordine pubblico, nella vigilanza ad infrastrutture, in operazioni di soccorso,  in attività di tutela della pubblica incolumità o a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale.

Sono vittime del dovere tutti coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegue il decesso in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative nonché coloro che abbiano contratto infermità a seguito di missioni di qualunque natura e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative in cui sono svolte.

In virtù di tale ampia e onnicomprensiva definizione normativa di “vittima del dovere” ricomprendente in sostanza tutti i dipendenti pubblici deceduti per lesioni riportate per cause di servizio nonché tutti coloro che svolgono una funzione di natura pubblica, vi  deve senza dubbio rientrare anche il militare che decede per una malattia contratta in guerra.

Secondo la Corte, alla luce di questa normativa, i soggetti deceduti o rimasti infermi in siffatte circostanze e i loro familiari sono titolari di un diritto soggettivo e non di un mero interesse legittimo nei confronti dell’amministrazione pubblica.

Questa, e quindi nella specie il Ministero della Difesa, sarebbe privo di discrezionalità in ordine alla decisione di erogare o meno le provvidenze ed in ordine alla misura delle stesse ma sarebbe tenuto a corrispondere l’indennità secondo i parametri normativi con devoluzione di qualsiasi controversia in capo al giudice ordinario in funzione del giudice del lavoro, vertendosi in materia assistenziale.

Martina Scarabotta

Ultimi articoli

Agi Sicilia “Una panoramica sulle novità del diritto del lavoro”
Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner