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Minori: in discussione il ddl contro il fenomeno delle delle spose bambine

 

Roma, 8 feb. – Anche l’Italia si attrezza per contrastare il fenomeno delle spose bambine. La pratica dei matrimoni forzati organizzati dalle famiglie nel nostro Paese, per poi “perfezionare” la cerimonia all’estero, è una piaga che colpisce centinaia di bambine. Questo solo sulla base delle denunce. La commissione Giustizia del senato ha avviato la discussione sui ddl riguardanti introduzione di un reato specifico e sulle sanzioni a carico dei responsabili.

Sono due i ddl presentati, da parte di Erika Stefani (Lega) e Anna Cinzia Bonfrisco (Cor-Direzione Italia), relatrice Nadia Ginetti (Pd) e puntano a inserire nel Codice penale i reati di costrizione al matrimonio, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne, oltre all’aggravante specifica in caso di femminicidio.

È prevista una pena che va da tre a otto anni nel caso di matrimonio effettivamente portato a termine, ma si punisce anche solo il viaggio finalizzato a tale scopo (da uno a tre anni) e se a essere coinvolte sono persone della famiglia, la pena varia da sei a quindici anni. I matrimoni forzati hanno una dinamica accertata. Come si legge nella relazione, a corredo della proposta, “in Italia viene stretto l’accordo: i genitori della bimba la promettono in sposa a un uomo molto più grande in cambio di denaro e del mantenimento della ragazzina”.

Le nozze avvengono però nei Paesi d’origine (Pakistan, India, Bangladesh, Albania o Turchia), perché in Italia i matrimoni con minori sono vietati, come previsto dall’articolo 84 del codice civile, fatto salvo il caso in cui il minore abbia compiuto i 16 anni e sia autorizzato dal tribunale per i minorenni.

Le spose bambine d’Italia provengono soprattutto dalle comunità di India, Pakistan, Bangladesh ma anche Albania e Turchia, di religione musulmana e devono sottostare alla legge islamica secondo la quale una bambina raggiunge la maggiore età già a nove anni.

(Fan/AdnKronos)

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