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La Buona Scuola: mobilità 2016, bloccato il trasferimento, nessuna motivazione dal Miur

La Buona Scuola Renziana non poteva iniziare peggio. Docenti con la valigia e cattedre vuote hanno caratterizzato l’inizio scolastico. Basti pensare che nel giorno d’apertura nel capoluogo lombardo, 12 settembre, duemila cattedre risultavano vuote.

La situazione non sembra essersi evoluta positivamente. Infatti, Luca Zaia, Governatore della Regione Veneto, è intervenuto nella trasmissione ‘Mix 24’ di Radio 24, dichiarando che era meglio aprire le scuole ad ottobre, visto che ci sono studenti che hanno già cambiato professore tre volte.

I docenti ancora oggi chiedono chiarezza sulla mobilità 2016, stabilita da un algoritmo la cui trasparenza e i cui processi restano un’incognita. Affidare la propria vita, il proprio cambiamento ad un processo informatico suscettibile ad errore non solo è svilente, ma viola i propri diritti. È il caso della docente di scuola primaria in servizio presso il comune di Barletta (in Puglia), coniugata e con due figli in tenera età, che ha presentato ricorso. Il trasferimento però è stato bloccato e non motivato dal Miur.

Mobilità 2016: l’errore dell’algoritmo

Il ricorso presentato presso il Tribunale di Trani relativo alla mobilità 2016 di un’insegnante è stato bloccato e non motivato dal Ministero della Pubblica Istruzione. I suoi legali ritenevano illegittima l’assegnazione all’ambito territoriale 0009 – Friuli Venezia Giulia (Udine), chiedendo l’assegnazione all’ambito territoriale 0010 Puglia (Foggia), come ad essa spettante, o alle altre preferenze espresse durante la domanda di trasferimento, sempre nel rispetto dello scorrimento della graduatoria. Inoltre, veniva richiesto il risarcimento delle spese.

La mobilità scuola primaria risulta errata, in quanto, secondo il provvedimento del 16/09/2016, la docente pur avendo un punteggio superiore, rispetto ai suoi colleghi, è stata trasferita ad un ambito non richiesto, Udine. Infatti, gli altri candidati, della stessa procedura e della stessa fase, pur avendo un punteggio e una posizione di gran lunga inferiore, sono stati assegnati alle sedi indicate dall’interessata o a sedi più vicine rispetto a quella conferita alla ricorrente. La disparità di trattamento nei confronti dell’interessata è quindi duplice. Inoltre, il formale reclamo alla P.A. è rimasto privo di riscontro.

Il silenzio del Miur e la violazione dei propri diritti

L’Amministrazione ha quindi violato il principio che regola lo scorrimento della graduatoria basato sul merito. Si ricorda, infatti, che la mobilità docenti è un procedimento che si basa su una graduatoria formata da determinati parametri: anzianità, titoli di servizio e situazioni personali e familiari, per i quali vengono determinati specifici punteggi.

Il Miur però col suo silenzio ha rinunziato a fornire qualsivoglia motivazione e ha determinato una violazione dei principi di imparzialità e di buon andamento della P.A..

Il silenzio del Ministero della Pubblica Istruzione è costato caro alla docente, in quanto il suo trasferimento ha delle forti ripercussioni sul suo nucleo familiare. Nel caso specifico, la madre non  potrà rispondere ai bisogni dei suoi figli, né potrà favorire lo sviluppo e la formazione degli stessi, visto che si trovano in un’età in cui non sono ancora autonomi. Inoltre, da non sottovalutare l’aspetto economico, in quanto il suo trasferimento porterà a delle spese aggiuntive, come affitto e bollette, poco sostenibili per un docente, che probabilmente dovrà fornire una parte del suo compenso mensile, anche ai figli.

Mobilità 2016: paradosso caso simile, ma esito diverso

La mobilità straordinaria scuola ha investito anche la signora Anna Rubinacci, sposata con due figli di cui uno portatore di handicap. Il giudice Manuela Montuori (II sezione lavoro del Tribunale di Napoli) ha accolto il ricorso presentato dalla maestra della scuola primaria. La mobilità 2016 nel suo caso riguardava l’esodo a Brescia. Anche qui il Miur ha preferito non proferire alcuna motivazione.

Casi simili, ma con esiti diversi. La giustizia, a quanto pare, non è uguale per tutti.

Lucia Picardo

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