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Morte da bondage, la Cassazione esclude la preterintenzione

Bondage: il labile confine tra Eros e Thanatos

Il Bondage è una pratica erotica di origine giapponese in cui piacere e dolore si fondono, sfiorando la morte. La costrizione fisica mediante legatura rende il gioco particolarmente rischioso; ecco perchè, nello svolgimento di tale attività, sono fondamentali la sicurezza e la consensualità dei partecipanti.
Non è raro, tuttavia, che il gioco erotico finisca in tragedia. Lo dimostra la frequenza con cui la giurisprudenza si è occupata, negli ultimi anni, di casi di morte da sado-masochismo.
Da ultimo, l’intervento V sezione della Corte di Cassazione che, con sentenza n. 44986/2016, ha affrontato la delicata questione dei rapporti tra preterintenzione, dolo e colpa con previsione dell’evento.

Il fatto e la tesi della Pubblica Accusa

Una notte all’insegna dell’Eros finita male. Un tragico epilogo per l’imputato e due donne che, dopo aver consumato alcol e ashish, si ritrovano nel garage dell’Agenzia delle Entrate a dilettarsi con la pratica del bondage.

Il gioco, però, ha breve durata: a pochi secondi dal suo avvio, una delle ragazze perde i sensi accasciandosi al suolo. Con il peso del corpo mette in tensione le corde cui è legata insieme all’amica; entrambe entrano in difficoltà respiratoria e, nonostante l’intervento del compagno di giochi, una delle due muore.
Confermata in primo e in secondo grado la condanna dell’imputato per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, il PM propone ricorso per Cassazione. Sostiene la Pubblica Accusa che si tratti di omicidio preterintenzionale: l’art. 584 c.p, infatti, andrebbe applicato anche quando gli atti diretti a commettere i delitti di percosse o lesioni vengono posti in essere con dolo eventuale (accettando, dunque, il rischio di cagionare lesioni e sofferenze).
Il ricorso viene rigettato.

La posizione della Corte di Cassazione: colpa con previsione

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso presentato dal Pubblico Ministero, escludendo la preterintenzione.
Ai fini dell’art. 584 c.p occorre aver voluto l’evento minore e non anche la morte: questa, in fondo, altro non è che la conseguenza diretta della condotta dell’agente. Nell’omicidio preterintenzionale l’elemento psicologico è il dolo di percosse o lesioni: occorrono, insomma, atti diretti a percuotere o ferire, al fine di cagionare alla vittima dolore e sofferenza.
Nel caso di specie, secondo la Corte, non c’è spazio per la preterintenzione. L’evidente finalità di procurare piacere alla partner di giochi esclude in nuce la riconducibilità della pratica al concetto di “attività violenta”, inquadrabile nelle fattispecie di percosse o lesioni.
L’imputato, dunque, è stato correttamente condannato per omicidio colposo aggravato. La colpa cosciente, infatti, è data proprio dalla previsione dell’evento che l’agente, confidando nelle sue abilità, ritiene di poter evitare. Per farla breve, insomma, nessuna accettazione del rischio di provocare la morte della donna.
Nel caso di specie, l’atteggiamento psicologico dell’imputato emerge, del resto, da più argomenti:

-l’aver frequentato corsi di sado-masochismo
-l’aver “bloccato” il nodo della corda intorno al collo della ragazza
-la pericolosità della situazione creata, che rendeva evidente il rischio che il gioco finisse in tragedia.

Il bondage, insomma, è davvero rischioso. E’ un gioco erotico che non deve lasciar spazio all’improvvisazione, richiedendo le opportune cautele. Attenzione, dunque: la vita di chi lo pratica è davvero appesa a un filo!

Claudia Chiapparrone

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