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Morte di Morosini, condannati i tre medici

Morte di Morosini, condannati i tre medici.

“Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio…” cantava De Gregori. E di coraggio Mario ne ha avuto da vendere, tanto da insegnare a tutti come si comporta un vero campione. Sono passati circa quattro anni da quel maledetto giorno, da quella maledetta partita, da quel maledetto trentunesimo minuto. In campo si giocava una normale gara di campionato e lui, invece, giocò la partita di sempre, quella senza classifiche e punti da conquistare: la partita della vita. Da campione si accasciò per rialzarsi, ricadere di nuovo e tenersi sulle ginocchia per poi ripiombare sul manto erboso, combattendo contro il proprio destino che pochi secondi dopo lo abbandonò per sempre. Mario se ne andò, erano le 15.35 del 14 Aprile 2012 e malgrado tutto, proprio quel giorno, vinse la sua partita più importante.

Il verdetto del Tribunale

E poi c’è la giustizia che sfacciatamente fa (talvolta nel migliore dei modi) la sua parte. A quattro anni da quel tragico episodio, sono arrivate ieri pomeriggio le sentenze del processo di primo grado. Il giudice Laura D’Arcangelo del Tribunale monocratico di Pescara ha condannato, infatti, a un anno di reclusione il medico del 118 di Pescara, Vito Molfese, a otto mesi il medico sociale del Livorno di allora, Manlio Porcellini, e il medico del Pescara del 2012 Ernesto Sabatini (per tutti la pena è sospesa). I tre imputati sono stati altresì condannati, insieme alla Asl di Pescara e alla società Pescara Calcio, al pagamento di una provvisionale di 150mila euro.

Le richieste dell’accusa

I soccorsi dopo la tragedia
I soccorsi dopo la tragedia

Il pm del processo sulla morte di Piermario Morosini, dott. Gennaro Varrone della Procura di Pescara, non ha usato troppi giri di parole per chiedere la condanna del medico presente in campo in quel drammatico 14 aprile 2012: “Aveva il dovere di intervenire, ha consentito allo spostamento sconsiderato di Morosini sulla barella e non ha proceduto all’utilizzo del defibrillatore? Non avremo mai la certezza che seguendo correttamente il protocollo si sarebbe salvata la vita di Morosini, ma è inaccettabile che quando esiste una chance chi ha il dovere di agire non agisca”, riferendosi al dott. Molfese, contro il quale ha chiesto una condanna a due anni e l’assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, per i medici Porcellini e Sabatini, poiché ha invece evidenziato che “i due medici hanno fatto quanto potevano sulla base delle proprie competenze”. I tre imputati erano, infatti, accusati di omicidio colposo. Al momento della lettura della sentenza, però, il medico del Livorno, Porcellini, era l’unico imputato presente in aula. L’avvocato di parte civile, per conto della sorella del calciatore, ha chiesto, invece,  un risarcimento danni complessivo di 330mila euro. In effetti, il fulcro dell’accusa sono state le carenze nelle procedure di soccorso, in particolare rispetto al mancato uso del defibrillatore, nonostante ce ne fossero due sul terreno di gioco dell’Adriatico di Pescara, e un terzo a bordo di un’ambulanza.

La dichiarazione spontanea

“Non potrò mai dimenticare quello che è successo. – dichiara spontaneamente poco prima del responso, in udienza, il medico del Livorno, Manlio Porcellini, l’unico presente in aula – È pietoso ricordare quanto avvenuto quando Morosini si sentì male, mi trovavo dietro la porta del Pescara perché avevo soccorso un altro giocatore e subito mi accorsi che era qualcosa di grave, per via del movimento innaturale compiuto dal giocatore. Mi precipitai in campo senza attendere il fischio dell’arbitro e intervenni sul ragazzo che era rivolto a pancia in giù, iniziando un massaggio cardiaco”.

Piermario Morosini con la maglia del Livorn
Piermario Morosini con la maglia del Livorno

In campo, quel giorno, si giocava una normale partita di calcio e lui  ardimentoso guerriero ci insegnò a non arrendersi mai, a rialzarci anche quando la palla è maledettamente lontana, trascinando con sé irrimediabilmente, una intera vita oltre il dischetto del calcio di rigore, sfiorando la linea del fondo, rotolando oltre il terreno di gioco, dove null’altro si sfiora. Ma provando a restare in piedi fino alla fine, Mario ha vinto malgrado tutto quella partita, senza riserve, senza discussione, oltre le classifiche e i punti da conquistare. “Prese un pallone che sembrava stregato, accanto al piede rimaneva incollato…”.

Onore a te campione, ovunque tu ora stia correndo, più veloce del vento.

Mariano Fergola

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