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Musica nei locali: intrattenimento o molestia?

Musica nei locali: tra esigenza di intrattenimento e rispetto del limite di rumorosità. Sentenza del TAR di Venezia sull’inquinamento acustico.

Il rispetto della normativa della tutela dall’inquinamento acustico è un problema ricorrente tra gli esercenti di specifiche attività commerciali: si pensi in particolar modo ai titolari di una sala giochi, di una birreria o di una discoteca sospesi a metà tra l’esigenza di offrire un prodotto che attragga e intrattenga i clienti e il rispetto della quiete pubblica.

Musica nei locali, la pronuncia del Tar

Il TAR di Venezia nella sentenza n. 644/16 ha respinto il ricorso presentato dal proprietario di un bar avverso il provvedimento di sospensione della diffusione musicale, della durata di 28 giorni, notificatogli dal Comune.

Alla base del suddetto provvedimento vi sarebbe stata la reiterata violazione del regolamento, adottato in attuazione della legge n. 447/95, che disciplina le attività rumorose.

Nello specifico è stato fatto richiamo a tre distinte infrazioni documentate dai verbali di accertamento della Polizia Municipale e della Questura di Verona, riguardanti l’esercizio di attività musicale ad alto volume all’interno del locale, in assenza di permesso, e il mancato controllo sui clienti che stazionavano nelle immediate vicinanze, il cui vociare costituiva turbamento e disturbo per la gente del luogo.

Ciò che è stato contestato all’esercente non è solo la mancata richiesta del nulla-osta, come previsto espressamente dagli artt. 10 e 12 del regolamento, ma anche il non aver adottato le misure necessarie per prevenire possibili situazioni di molestia provocate dai frequentatori del locale.

Musica nei locali, la ricostruzione del ricorrente

A nulla è valsa la differente ricostruzione degli accadimenti sostenuta dal ricorrente nell’atto introduttivo del giudizio, ove si affermava che la musica era spenta e che non vi erano clienti sul marciapiede antistante il bar nel momento in cui è intervenuta la polizia, posto che l’accertamento di un pubblico ufficiale ha valore probatorio fino a querela di falso.

Non hanno trovato fondamento neanche le censure sulla presunta illegittimità del regolamento, i cui dettami sono stati dichiarati perfettamente in linea con la legge statale, né i rilievi critici sull’eccessività della misura applicata.

Vittorio Sergio

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