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Fare musica per rieducare: garante dei detenuti sigla convenzione con il Conservatorio Bellini

Fare musica per rieducare: garante dei detenuti sigla convenzione con il Conservatorio

La musica non è semplicemente uno strumento stimolante, un flusso sonoro misterioso che tocca tutti comunicando ogni genere di emozione, ma ha anche una valenza culturale e utile per la crescita di una società civile che vuole definirsi tale.

Volendo adeguare la realtà italiana al principio rieducativo della pena esplicito nel codice penale, sono tanti i criminologi, i sociologi, gli psicologi e i mediatori che la studiano, promuovono e auspicano la sua applicazione affinché un detenuto abbia una seconda chance.

Anche a Palermo la musica diventa uno strumento di riflessione e rieducazione: è stata firmata la convenzione tra il garante dei detenuti, Giovanni Fiandaca, il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Gianfranco De Gesu, il presidente e il direttore del Conservatorio Gandolfo Librizzi e Daniele Ficola.

Voluto proprio dal presidente Librizzi, l’accordo segna l’inizio di una stretta collaborazione per diffondere e promuovere la cultura musicale nelle carceri siciliane con l’obiettivo precipuo di aiutare i detenuti a prendere coscienza dei propri sentimenti, soprattutto quelli negativi, per incanalarli nella giusta direzione e impedire che divengano distruttivi.

Portare la musica e le melodie all’interno delle mura nelle carceri equivale indubbiamente a rendere più sopportabile la reclusione penitenziaria ma apporta un beneficio anche a chi la musica la studia, a tutti quegli allievi che, appositamente selezionati, diventeranno consapevoli dell’esistenza di una condizione ben diversa e di un target del tutto differenze rispetto a quello del consueto pubblico dei concerti.

Fare musica per rieducare: durata e obiettivi della convenzione

fiandaca
Il garante dei detenuti Giovanni Fiandaca

La convenzione avrà durata di 5 anni e prevede l’organizzazione di numerosi laboratori didattico – formativi con docenti e allievi e concerti con le formazioni di maggior prestigio del Conservatorio. Non è poi escluso che l’accordo verrà presto esteso anche agli istituti di detenzione minorile.

Il trattamento rieducativo deve essere individualizzato e rispondente a un programma cui si giunge in base all’osservazione della personalità di ciascun detenuto, diretta all’accertamento dei bisogni. L’osservazione è continua e viene svolta da un’équipe di esperti e, di conseguenza, il programma di trattamento viene aggiornato sulla base dei progressi o delle difficoltà che si registrano.

Musica, suoni e melodie diventano dunque un presupposto fondamentale per l’autonomia personale del detenuto e il conseguente abbandono del circuito dell’illegalità.

Eloisa Zerilli

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