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Nancy Porsia, il limite tra una passione e la vita

In ogni nostra esperienza –progetti, storie d’amore, ogni cosa che ci sta a cuore, tutto quanto- ci si deve mettere tutta
l’intensità, la dedizione, il senso di responsabilità, la spinta a migliorarsi.
A volte per fare un salto in più serve una certa dose di ossessione: sì, ossessione è una parola scomoda,
sconveniente, piena di lati oscuri.
Il salto in più! Quello che fa Nancy Porsia, unica giornalista italiana di base in Libia dalla fine della Rivoluzione,
che ha “coperto” la guerra civile nel Paese.
Ecco, Nancy ha nutrito un’ossessione e ne è stata nutrita rischiando costantemente la vita, tutti i giorni, ad ogni ora.
Molti definiscono la sua impresa folle ed incosciente.

Molti mi chiedono come possa fare a vivere tranquillamente in quei posti tanto lontani dal nostro modo di vivere e dove rischio tutto!”

Nancy Porsya con la nostra redattrice Raffaella Lauricella
Nancy Porsya con la nostra redattrice Raffaella Lauricella

Del resto, che la cosiddetta normalità sia noiosa non significa affatto che quello che è “strano” e rischioso sia
appassionante.
Ma Nancy nei suoi racconti ci fa intendere come regola e devianza siano assolutamente complementari e come l’una si merita l’altra come punizione.
Specializzata sulla migrazione, ha raccontato non solo il mondo dei migranti ma anche quello dei trafficanti.
Basta semplicemente entrare nelle loro grazie e ti vedono assolutamente come una di loro! Pronti ad aiutarti e a
proteggerti!”
Ma questa affermazione basta a giustificare la posta in palio?
La giornalista racconta a MasterLex con estrema euforia il suo percorso. Di come la sua tenacia le abbia aperto le porte
nelle testate, radio ed emittenti nazionali più promettenti come RAI, SkyTG24, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica,
L’Espresso e Radio 24, e internazionali come ARTE, ARD, The Guardian, Al Jazeera, Middle East Eye, IRIN, Xinhua News Agency, La Vanguardia e RSI.

Ricordo ancora il giorno della mia laurea, quando pur di non arrivare in ritardo alla proclamazione presi il motoredi un mio amico. I miei genitori incrociandomi per strada mi fulminarono con lo sguardo perché ritenevano quel mezzo estremamente pericoloso! E pensare che quel rischio non costituisce neanche l’ 1% di quelli che vivo adesso!

La sua testimonianza sicuramente ci sottolinea come un sogno, una passione, non possano essere scelti a tavolino e come il suo lavoro rappresenti una “missione”, di come per combattere ogni uniformità, deve dotarsi di armi ben più potenti della spada di cartapesta della stravaganza “fuori di testa” tentando di riuscire ad essere straordinari,
piuttosto che ” fuori dalle righe “!

Raffaella Lauricella

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