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Non rilevata falsità in prospetto, sì al risarcimento del danno all’investitore a carico dei commissari Consob

Non rilevata falsità in prospetto, sì al risarcimento del danno all’investitore a carico dei commissari Consob.

Sia il Governatore di Bankitalia che il presidente della Consob  hanno sempre sostenuto che la responsabilità dei crac bancari, che ha messo sul lastrico 130.000 famiglie espropriate da Bankitalia e dallo Stato, non dipende dalla gestione dissennata del credito e del risparmio ma dall’ignoranza dei risparmiatori.

I risparmiatori si sarebbero fidati dei consigli interessati degli istituti di credito e avrebbero investono in obbligazioni ed altri strumenti finanziari a cuor leggero.

Ma la recente sentenza della  Cassazione (Cass. Civ., I Sez., n. 23418 del 17/11/2016),  condanna  i commissari e gli esperti della Consob al  risarcimento dei  danni provocati agli investitori i quali scelgono di aderire all’offerta tratti in inganno da prospetti informativi su cui non sia stato attentamente vigilato da parte di chi doveva per legge.

Non rilevata falsità in prospetto, si a responsabilità del commissario e degli esperti Consob per omessa vigilanza

 

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La Cassazione analizza le responsabilità del commissario e degli esperti Consob nel falso in prospetto.

La Corte d’Appello di Milano nel ricercare se fosse specificamente imputabile  ai funzionari ed esperti, convenuti in giudizio, il danno a titolo di colpa grave, non ha fatto altro che attenersi ai dicta della pronuncia di rinvio n. 4587 del 2009.

Il  principio di  diritto  secondo cui, “perché possa configurarsi, a norma dell’art. 28 Cost., la responsabilità per danni verso i terzi dei commissari della Consob nonché dei loro dipendenti od esperti in conseguenza di atti o comportamenti adottati nell’esercizio delle loro funzioni, è necessario che essi abbiano agito con dolo o colpa grave, così come previsto dal D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 23 (T.U. disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato), risulta applicabile in quanto espressione di un principio generale, a chiunque sia legato da un rapporto di servizio con la Commissione”.

 Ciò posto, poiché la responsabilità della Consob deriva, ai sensi dell’art. 28 Cost., da quella dei suoi funzionari, la cui condotta si pone quale elemento della fattispecie di una responsabilità per fatto altrui imputata all’autorità di vigilanza, l’accertamento del fatto materiale relativo alla falsità in prospetto ed alla sua rilevabilità ictu oculi è non più modificabile anche ai fini della valutazione della condotta dei funzionari.

La Corte di merito ha correttamente ritenuto ormai accertati in via definitiva le evidenti falsità.

Falsità facilmente rilavabili  all’occhio professionale di chi fa questo lavoro (Consob) dai documenti depositati e dai dati contenuti nel prospetto, essendo gli stessi prospetti informativi delle emissioni obbligazionarie, “avallati” dalla Consob  senza alcun rilievo critico da parte sua.

Esattamente questo il principio di diritto applicato dalla sentenza impugnata, la quale ha ricercato in capo a ciascun responsabile i profili dell’elemento soggettivo della fattispecie, caratterizzato quantomeno dall’integrazione della colpa grave.

Non rilevata falsità in prospetto, escleso il concorso di colpa degli investitori

La Corte di Cassazione esclude  il concorso di colpa degli investitori nel causare il danno perché le notizie di stampa non avevano avuto una diffusione generale e non indicavano la falsità del prospetto ma solo l’esistenza di rischi.

Trattasi di un solo articolo di stampa  insufficiente, sotto il profilo causale, a costituire fonte di informazione per l’attento risparmiatore.

Singola notizia di stampa, non campagna pubblicitaria, non in grado di avere ripercussioni sul mercato dei titoli in questione.

La sentenza della Cassazione indubbiamente scolpisce una lapide sulla responsabilità oggettiva della Consob ed apre la strada a migliaia di cause civili di risparmiatori truffati ed espropriati nei recenti crac bancari, con ottime probabilità di risarcimento.

Sabrina Nista

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