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Non è valida la notifica della Cartella Esattoriale in PDF

La semplificazione delle procedure amministrative e la “rivoluzione” digitale della PA negli ultimi anni ha cambiato radicalmente il rapporto tra cittadino ed istituzioni. La burocrazia è ormai in una fase digitale 2.0 ed il cittadino oggi più che mai è chiamato a interfacciarsi con i pubblici uffici attraverso i canali telematici per il deposito di istanze, domande e comunicazioni varie.

Ma anche la PA dall’altro lato si muove nella stessa direzione al fine di “accorciare le distanze” con l’utenza e velocizzare le procedure di comunicazione notificando atti e provvedimenti per il tramite della così detta Posta Elettronica Certificata (PEC) già da anni obbligatoria per imprese e professionisti che si sono ritrovati “costretti” a dotarsi dello strumento abbonandosi in uno dei vari provider autorizzati al rilascio delle relative caselle elettroniche. Così l’agente della riscossione competente nei vari territori dello Stato, prendendo la palla al balzo, forse nel tentativo (vano) di superare l’annosa questione legata al proliferarsi di sentenze di accoglimento sulla eccepita nullità della cartella per difetto di notifica in violazione del 139 c.p.c. – motivazione “ever green” in sede di contenzioso tributario – ha preso anch’esso a procedere alla notifica delle cartelle inviando al contribuente la cartella in PDF allegata al messaggio di PEC.

Ebbene, dopo un primo polverone di polemiche sollevate dagli addetti ai lavori sulla contestata “irritualità” di tali notifiche conclusosi in un nulla di fatto, la Commissione Tributaria Provinciale di Salerno con la sentenza n. 4123/02/2017 si è pronunciata dichiarando illegittima la notifica via pec della cartella se il file in pdf non è firmato digitalmente.  In seguito all’impugnazione dell’estratto di ruolo proposta da un contribuente, il quale eccepiva la non conoscibilità per difetto di notifica della cartella esattoriale inviata a mezzo PEC, a nulla è valsa l’opposizione dell’Agenzia delle Entrate, in quanto, come si spiega nelle motivazioni delle sentenza,  il file PDF non è idoneo a garantire l’integrità del contenuto del file se non è firmato digitalmente e se non possiede, dunque, l’estensione .p7m

Tale sentenza, è stata confermata recentemente dalla Ctp di Agrigento che con sentenza n. 1946/03/2017 ha accolto il ricorso presentato dal tributarista agrigentino Pietro Cocchiara il quale, per conto dei suoi assistiti, aveva eccepito la nullità e l’inesistenza della cartella, tra l’altro, “per violazione dell’iter prescritto dal DM n. 68/2005 […] poiché la PEC di invio non contiene il certificato di firma digitale” idoneo a garantire l’integrità e l’immodificabilità dell’atto. Ebbene la Commissione anche in questo caso ha accolto il ricorso chiarendo nelle motivazioni della sentenza che in assenza della estensione del file “p7m” la notificazione della cartella non è valida, con illegittimità derivata dalla medesima cartella esattoriale”.

Chiaramente questi univoci e recenti pronunciamenti giurisprudenziali aprono la strada ad un vasto contenzioso che si profila doloroso per l’agente della Riscossione e per le casse dell’Erario.

Antonio Salvatore Piro

 

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