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E se il nostro frigo ci spiasse? Privacy e Internet delle cose, utenti poco tutelati

E se il nostro frigo ci spiasse?Privacy e Internet delle cose, utenti poco tutelati

Ricordate quando, qualche tempo fa ci chiedemmo, con non poco sbigottimento, cosa sarebbe potuto succedere, se il nostro frigorifero, in segreto e senza che noi ce ne accorgessimo, ci spiasse.

Oggi, a quella (allora) retorica domanda, abbiamo una risposta certa ed inequivocabile. Ma per avere piena contezza delle ragioni che stanno alla base della nostra, a dir poco sbalorditiva risposta, dobbiamo fare un piccolo passo indietro: ci raccontammo, sembra ieri (intanto il frigo mi osserva e mi confonde), che i tempi nostri, contraddistinti dal fenomeno dell’ iper-connessione, dove qualsiasi oggetto, elettrodomestico o accessorio dotato di dispositivi elettronici che lo rendono capace di connettersi alla rete, potrebbe trasformarsi in un pericolo per la nostra privacy, le autorità garanti di ventisei Paesi (tra cui anche l’Italia) allarmate dall’inesplorata probabilità (il frigo è li, ti guarda e ti osserva), che tutto ciò, avrebbe potuto seriamente compromettere la tutela della privacy di milioni di persone, si riunirono nella Global Privacy Enforcement Network (GPEN) durante l’annuale «Privacy sweep», ponendosi, poi, come obiettivo, di stabilire quali rischi il cosiddetto «internet delle cose» (IoT, Internet of Things), potesse comportare per la riservatezza degli utenti. Pochi giorni dopo, il Garante italiano, pubblicò una nota, dove si impegnò, in tempi relativamente stretti, a concentrare la sua indagine in particolare sulla domotica (dai contatori intelligenti ai termostati regolabili via web, dalle smart car agli orologi intelligenti che misurano il battito cardiaco e la pressione sanguigna ecc…), per verificare il grado di trasparenza nell’uso delle informazioni personali dei consumatori e il rispetto delle norme sulla protezione di dati da parte delle aziende, anche multinazionali, del settore.

I risultati dell’indagine su scala globale

Ciò premesso, possiamo ritornare ai giorni nostri (sempre che il frigo, mentre continua a fissarmi, non mi riporti indietro nel tempo), e sono a dir poco imbarazzanti, i risultati dell’analisi internazionale svolta dalle Autorità garanti dei 26 paesi partecipanti: invero, su oltre trecento dispositivi elettronici connessi a Internet, come orologi e braccialetti intelligenti, contatori elettronici e termostati di ultima generazione, più del 60% non ha superato l’esame. Infatti, i riscontri raccolti dagli esperti delle Autorità, su più di trecento apparecchi delle principali società del settore, hanno fatto emergere, a livello globale, gravi carenze nella tutela della privacy degli utenti: il 59% degli apparecchi, non offre informazioni adeguate su come i dati personali degli interessati sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi; il 68% non fornisce appropriate informazioni sulle modalità di conservazione dei dati; il 72% non spiega agli utenti come cancellare i dati dal dispositivo ed il 38% non garantisce semplici modalità di contatto ai clienti che desiderano chiarimenti in merito al rispetto della propria privacy. Alcuni dispositivi analizzati hanno presentato, addirittura, problemi sulla sicurezza dei dati, ad esempio trasmettendo “in chiaro” (quindi in modalità non criptata) al medico curante, informazioni relative alla salute degli utenti.

L’indagine italiana

Leggermente migliori, ma comunque preoccupanti, i risultati delle analisi condotte dal Garante italiano sul rispetto della privacy, da parte di alcune delle principali società nazionali che offrono prodotti nel settore della domotica: solo il 10% infatti non fornisce  agli utenti alcuna informazione su come i loro dati personali sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi.

La parola al Garante 

“L’indagine sulla cosiddetta Internet delle Cose (IoT) – commenta Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante italiana per la protezione dei dati personali – ha rivelato che le società del settore non hanno ancora posto sufficiente attenzione alla protezione dei dati personali, con il rischio, peraltro, di generare sfiducia nei consumatori. Alcune aziende, ad esempio, non si rendono conto che non solo il nome e il cognome, ma anche i dettagli sul consumo elettrico di una persona o i suoi stessi parametri vitali, sono dati personali da proteggere. Così come non è ancora sufficientemente garantita neppure la possibilità per i consumatori di cancellare i dati raccolti da questi dispositivi. Il Garante italiano insieme alle altre Autorità del Global Privacy Enforcement Network, monitorerà – sottolinea Soro – con attenzione questi prodotti e servizi, al fine di verificare che la realizzazione di strumenti innovativi come elettrodomestici intelligenti, braccialetti per il controllo dei cicli del sonno o dell’indice glicemico, oppure le stesse automobili connesse a Internet, non avvenga a danno della riservatezza dei dati personali, spesso anche sensibili, degli utenti.”

In definitiva, il nostro frigo è ancora un maledetto spione, la nostra lavatrice un’abile e invadente pettegola e la nostra smart – car, una spregiudicata traditrice. Magari non sarà una buona idea, ma non sarebbe meglio, diffidare, almeno ora, di tali smisurate opportunità che ci offre la tecnologia, per una gestione più protetta e sicura, delle nostre vite? Sperando che il mondo dei social non ci massacri, chiederò, prima che accada l’inevitabile, un consiglio al frigo che continua a fissarmi. Vi farò sapere.

Mariano Fergola

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