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Notifica della cartella esattoriale da parte di Equitalia: quali oneri probatori gravano sull’esattore?

In caso di contestazione della cartella esattoriale il concessionario della riscossione è tenuto ad esibire, la matrice o la copia della cartella, unitamente alla relata, nel caso in cui la notifica sia avvenuta a mezzo di ufficiale giudiziario o di messo. Diversamente, nel caso di notifica a mezzo posta, l’esattore è tenuto a produrre la ricevuta di ritorno della raccomandata sottoscritta dal destinatario e l’estratto di ruolo.

La Corte di Cassazione con sentenza dell’11 novembre 2016 n° 23046 ha accolto il ricorso di un contribuente che nell’anno 2007 ricevette un’intimazione di pagamento a titolo di imposta di registro relativa ad un contratto di trasferimento di immobili stipulato nell’anno 1980.
Sostenendo prescritta la pretesa erariale il ricorrente si rivolgeva alla commissione tributaria provinciale di Roma lamentando di non aver ricevuto la notifica della cartella esattoriale. Costituitasi in giudizio Equitalia Gerit s.p.a., aveva però dimostrato, mediante la produzione di “idonea documentazione”, la validità della notifica avvenuta mediante la spedizione di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno che prima facie appariva regolarmente sottoscritta dal ricorrente.

Non avendo impugnato la cartella di pagamento nei termini, il ricorso in appello venne rigettato in quanto l’avviso di intimazione di pagamento può essere impugnato solo per vizi propri non sollevati dal contribuente.

Avverso la sentenza della commissione tributaria regionale il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione,  presentando svariati motivi a sostegno della sua pretesa.

La CTR avrebbe errato nel non considerare ampiamente prescritta la pretesa dell’ufficio, essendo trascorsi oltre 20 anni dalla stipula del contratto di compravendita che ineriva al tributo.

Segnatamente, lamentava anche la violazione dell’8, comma 3 della legge 212/2000, dello statuto del contribuente il quale sancisce che le norme tributarie non possono stabilire né prorogare il termine di prescrizione oltre quelli ordinari stabiliti dal codice civile (dieci anni).

L’inconsistenza della documentazione probatoria

Spostandosi sul piano documentale, venne portato all’attenzione della Corte come l’amministrazione si fosse limitata a depositare in giudizio copie fotostatiche del presunto avviso di notifica della cartella di pagamento, peraltro tempestivamente disconosciute dal ricorrente.
L’intimazione di pagamento non venne mai prodotta in giudizio in originale o in copia, mancando così, oltre alla documentazione attestante la sua notificazione, anche la prova della sua esistenza.

La Corte di Cassazione ribadisce, in base al comma 1 dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, a quali modalità di notifica deve attenersi il concessionario della riscossione.

“È integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione della cartella esattoriale e della relativa data che deve essere assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti quali ad esempio, registri o archivi informatici dell’Amministrazione finanziaria o attestazioni dell’ufficio postale, salva l’applicabilità del principio del raggiungimento dello scopo”.

Un ulteriore onere probatorio posto a carico dell’esattore si deduce poi dall’ultimo comma dell’art. 26, secondo cui il concessionario della riscossione deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.

La Corte ha inteso orientarsi nel senso che : “l’esattore deve esibire, in caso di contestazione, la matrice o la copia della cartella, unitamente alla relata, nel caso in cui la notifica sia avvenuta a mezzo di ufficiale giudiziario o di messo. Diversamente, nel caso di notifica a mezzo posta, l’esattore è tenuto a produrre la ricevuta di ritorno della raccomandata ( nella quale è indicato il numero della cartella notificata) sottoscritta dal destinatario e l’estratto di ruolo che è la riproduzione della parte del ruolo che si riferisce alla pretesa impositiva fatta valere con la cartella notificata al contribuente, tenuto conto che la cartella esattoriale non è altro che la stampa del ruolo”.

Accogliendo il ricorso del contribuente la Corte ha cassato con rinvio la decisione impugnata rinviando ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale del Lazio.

Rosalba Lo Buglio

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