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Oblio e cronaca, quando i diritti si contrappongono

Oblio e cronaca, quando i diritti si contrappongono

Tutto passa e la gente dimentica, si sa … ma non sempre ci è concesso cadere nell’oblio, a volte contrariamente a quanto vorremmo, il nostro nome si diffonde, i nostri dati si diffondono, e  noi non possiamo farci niente.

Se Kahlil Gibran sosteneva che “ l’oblio è una forma di libertà”, il Garante per la protezione dei dati personali afferma il prevalere della libertà di cronaca, in determinati casi sullo stesso, con il provvedimento del 21 Aprile 2016 (http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/5146073).

Oblio e cronaca, la vicenda

La vicenda trae origine dal ricorso presentato al Garante da un imprenditore nei confronti della società editoriale di una nota testata giornalistica.

Il ricorrente lamentava che l’articolo pubblicato on line nel febbraio 2015 conteneva notizie relative ad una propria vicenda accaduta negli anni 2005-2009. Vicenda, dunque, risalente nel tempo e di non particolare interesse, in quanto territoriale e in quanto relativa ad un personaggio non pubblico.

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Lo stesso, ribadendo infatti di essere un semplice imprenditore, affermava che il perdurare on line dell’articolo procurava un evidente danno alla sua reputazione, sia personale, sia professionale.

Chiedeva,  pertanto,  che venissero adottate misure idonee ad evitare che le proprie generalità, contenute nell’articolo, fossero rinvenibili attraverso l’utilizzo dei comuni motori di ricerca esterni al sito internet.

Garante, quando l’oblio deve cedere il passo alla cronaca

Accogliendo i riscontri della società editoriale, il Garante rileva che il trattamento dei dati personali è lecito, anche se non autorizzato dagli interessati, ogni qual volta avvenga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone cui si riferiscono.

Secondo il Garante il trattamento in questione non può ritenersi illegittimo in quanto “riferito a fatti rispetto ai quali può ritenersi ancora sussistente l’interesse pubblico alla conoscibilità della notizia, in quanto, pur traendo origine da una vicenda risalente nel tempo, i successivi sviluppi processuali –  nella specie la richiesta di  rinvio a giudizio di un certo numero di soggetti, fra cui il ricorrente – ne hanno rinnovato l’attualità”.

Ugualmente, per il Garante,  l’imprenditore potrà esercitare nei confronti dell’editore il diritto di aggiornamento dei dati che lo riguardano qualora la vicenda si concluderà in senso favorevole allo stesso, allegando idonea documentazione.

Nessun diritto all’oblio, dunque, se permane l’interesse pubblico. Sembra quasi paradossale la decisione dell’Autorità: in un mondo in cui ci si affanna per non essere dimenticati,  è il “nostro” Garante a impedirci di esserlo se  di contro c’è il perdurare dell’ interesse pubblico.

Iolanda Giannola

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