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Occupazione sine titulo, risarcimento ed obblighi del Comune

Interessante sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione Seconda, n. 1969 del 14 ottobre 2016, sull’occupazione sine titulo: ai fini del risarcimento è necessario un “passaggio ulteriore”, la legittima acquisizione della proprietà da parte della P.A..

I fatti

I proprietari di un fondo sito nel vibonese, ricorrono al T.A.R. Calabria, Sezione di Catanzaro, in riassunzione, per vedere condannato il Ministero della Giustizia al risarcimento danni derivante da  espropriazione per la realizzazione del programma straordinario di edilizia penitenziaria.  Il terreno di proprietà dei ricorrenti, infatti,  era stato oggetto di varie procedure di esproprio, annullate poi dal T.A.R. Calabria, con sentenza passata in giudicato.

La pronunzia del T.A.R.

Il T.A.R. Calabria, ponendosi sul solco tracciato dalla Adunanza Plenaria n.2/2016 , stabilisce che «il giudice amministrativo  non può procedere al trasferimento del bene all’Amministrazione che lo occupa, attribuendo al privato il diritto a ricevere il valore venale dello stesso, e ciò neanche in presenza dell’intervenuta abdicazione, da parte della parte ricorrente, al diritto di proprietà delle aree sulle quali è stata realizzata l’opera pubblica, a favore della resistente Amministrazione».

La motivazione è da ricercare nell’ordinamento sovranazionale, recepito dalla Repubblica italiana. In base a principi e giurisprudenza europea, la realizzazione di un’opera pubblica su fondi illegittimamente occupati, costituisce un mero fatto illecito (permanente), che non può costituire titolo di acquisto e di trasferimento della proprietà in favore della P.A.

La sentenza in esame precisa infatti che «anche a fronte della sopravvenuta irreversibile trasformazione del suolo per effetto della realizzazione di un’opera pubblica astrattamente riconducibile al compendio demaniale necessario e nonostante l’espressa domanda in tal senso di parte ricorrente» è da ritenere esclusa «la possibilità di una condanna puramente risarcitoria a carico dell’amministrazione, poiché una tale pronuncia postula l’avvenuto trasferimento della proprietà del bene, per fatto illecito, dalla sfera giuridica del ricorrente, originario proprietario, a quella della P.A. che se ne è illecitamente impossessata; esito […] vietato dal primo protocollo addizionale della convenzione Europea dei diritti dell’uomo e dalla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo».

E’ necessario quindi, ai fini risarcitori,  un «passaggio intermedio», affinchè la P.A. espropriante possa legitimamente acquisire  la proprietà del bene. Tale passaggio, secondo la legislazione vigente, è costituito dall’art. 42-bis del T.U. 8 giugno 2001 n. 327.

Occupazione sine titulo: il ruolo del Comune

Il Collegio ha quindi deciso che, in applicazione della norma di cui sopra, per poter dare ristoro alla parte lesa, il Comune intimato debba «rinnovare la valutazione di attualità e prevalenza dell’interesse pubblico all’eventuale acquisizione del fondo per cui è causa, adottando, all’esito di essa, un provvedimento col quale lo stesso, in tutto od in parte, sia alternativamente: a) acquisito non retroattivamente al suo patrimonio indisponibile; b) restituito in tutto od in parte al legittimo proprietario entro novanta giorni, previo ripristino dello stato di fatto esistente al momento dell’apprensione».

Qualora all’esito della valutazione, il Comune dovesse adottare un provvedimento di acquisizione, lo stesso dovrà essere estremamente dettagliato e rispondente a quanto previsto dall’art. 42 bis del T.U. 8 giugno 2001 n. 327. Dovrà infatti specificare se «ad interessare è l’intero compendio occupato, o solo parte di esso, disponendo la restituzione del fondo rimanente entro novanta giorni, previo ripristino dello stato di fatto esistente al momento dell’apprensione» e prevedere la corresponsione del valore venale del bene e di un indennizzo secondo legge. Tale provvedimento dovrà altresì esser motivato in ordine ai requisiti previsti dal comma 4 dell’articolo 42 bis.

Sia nel caso a) che nel caso b), il provvedimento  dovrà contenere la liquidazione, in favore del ricorrente ed a titolo risarcitorio, di una somma in denaro pari all’applicazione del saggio di interesse del cinque per cento annuo sul valore venale dell’intero bene occupato per tutto il periodo di occupazione senza titolo, che decorre dalla scadenza del termine finale per l’espropriazione.

La sentenza in esame costituirà sicuramente, al pari della Ad. Plen. 2/2016, un importante “vademecum” per i funzionari pubblici (e non solo), al fine di comprendere come operare nei casi di occupazione sine titulo.

Maria Rosaria Pensabene

 

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